E' passato solo un giorno dall'approvazione del primo decreto sul lavoro del nuovo Governo ma già piovono critiche da ogni parte, a partire dalle forze politiche con le parole di Gentiloni, Martina, Calenda e Meloni, fino ad arrivare alle dure critiche di associazioni come Confindustria, Confcommercio e Confesercenti. Ma Di Maio e Conte cercano di placare gli animi dicendosi anche dalla parte dei datori di lavoro.

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Critiche dalla politica

Giudizi negativi sono arrivati dal mondo della Politica sia di centrodestra che del centrodestra. Le prime reazioni arrivano via tweet da Paolo Gentiloni che scrive: "Dopo un mese di annunci rocamboleschi il mini decreto di ieri non favorisce gli investimenti in Italia e il lavoro di qualità. Introduce soltanto ostacoli per lavoro e investimenti. Lasciamo stare la dignità".

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Toni simili per l'ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che twitta: #decretodignita avrà due effetti: diminuire l'occupazione ovunque e gli investimenti al Sud (e le reindustrializzazioni). È politica degli slogan non il governo della realtà. Sta al lavoro/crescita come fermare una nave ONG sta alla gestione dell'immigrazione. Pessimo debutto". "La chiamano dignità ma è solo un ritorno al tempo in cui si favoriva il lavoro nero", dice ancora Matteo Orfini.

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Politica

Dure anche le parole di Martina che in una conferenza stampa afferma: "Nel decreto tanta propaganda poca dignità, rivoluzione con le fionde". Per il centrodestra parla Mariastella Gelmini che sostiene: "Irrigidisce il mercato del lavoro, mette il freno a mano alla crescita e attacca violentemente chi fa impresa. È stata resa più costosa la flessibilità in uscita ed è stata ridotta quella in entrata".

Disapprovazione anche dalle "conf"

Significativo il commento del presidente dei giovani di Confindustria, Alessio Rossi, al quale il nuovo decreto "fa ridere" e che, secondo lui, è totalmente inutile nell'aiutare le imprese e creare posti di lavoro. Sempre per Confindustria, le nuove norme potrebbero addirittura disincentivare gli investimenti a causa delle nuove regole più punitive. Esattamente dello stesso avviso l'associazione Confcommercio che afferma che se l'obiettivo era quello di favorire l'occupazione, si sta andando nella direzione opposta.

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Per Confesercenti è giusto cercare di stabilizzare l'occupazione anche con le dovute garanzie, ma non accetta che gli oneri, stimati in oltre 100 milioni di euro l'anno, siano scaricati su chi offre posti di lavoro.

Giudizio negativo delle società del "gioco"

Il blocco delle pubblicità per i giochi d'azzardo e per le scommesse sportive è uno dei punti cardine del decreto appena approvato, ma le società del settore non credono agli effetti positivi auspicati dal Governo.

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La società LeoVegas Gaming, infatti, afferma che le nuove norme non faranno altro che far aumentare il gioco d'azzardo illegale poiché si perde il vantaggio delle società con regolare licenza avuto appunto dalla pubblicità. Questo comporterebbe la vanificazione di tutti gli sforzi effettuati nell'ultimo decennio per disciplinare il gioco d'azzardo.

Le risposte di Conte e Di Maio

Le prime risposte sono arrivate dal vicepremier che inizia difendendosi dalle accuse del PD sul decreto e di essere un partito di destra. Di Maio, infatti, risponde: “Ieri eravamo un governo di destra, ora di sinistra. E’ che finalmente siamo un Paese orgoglioso di essere l’Italia, con un governo che comincia a difendere le fasce più deboli della popolazione”, aggiungendo che con il decreto s’iniziano a tutelare i lavoratori onesti senza danneggiare le imprese ch se oneste, non hanno nulla da temere. Difende anche i giovani precari, per i quali afferma il diritto alla dignità e alla vita, cosa che, a suo dire, è stata negata proprio da quei governi di cui faceva parte chi oggi criticha.

Sul tema della ludopatia, Di Maio afferma che migliaia di famiglie sono finite sul lastrico proprio per il gioco e che quindi si deve dare un freno alla pubblicità e alle sponsorizzazioni anche da parte di persone famose. Sul gioco è intervenuto anche Giuseppe Conte: “Noi non vogliamo forme di dipendenza che non sono meno perniciose dell’abuso di alcol e sostanze stupefacenti. Queste derive patologiche non sono da aiutare con iniziative pubblicitarie”. Il premier poi cerca di smorzare la tensione con le imprese schierandosi dalla loro parte auspicando piuttosto una sana alleanza col mondo del lavoro e imprenditoriale contrastando però le iniziative ingiustificate”.

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