Il secondo round del tavolo politico, avvenuto nella sera di ieri, tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, anche in presenza del ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli e dei tecnici autori dell'analisi costi-benefici non ha dato alcun frutto. La situazione era e resta aggrovigliata, la nave del governo gialloverde fatica a procedere lasciando emergere una crepa alquanto palese.

Unico risultato del vertice, protrattosi per oltre cinque ore, è la richiesta di un bilaterale da chiedere alla Francia sui criteri di finanziamento. Lo stesso presidente del Consiglio, in una nota, ha dichiarato l'esistenza di criticità che rendono indispensabile l'interlocuzione con gli altri soggetti partecipanti al progetto, oltre alla prospettiva di ridurre per l'Italia gli oneri economici.

Le posizioni di Lega e Movimento Cinque Stelle

La riunione del governo gialloverde, conclusasi con una nulla di fatto, ha visto ancora distanti il leader pentastellato, Luigi Di Maio, e il capo della Lega, Matteo Salvini, peraltro convinto di dare il via libera alla Telt, la società italo-francese realizzatrice della Tav, di avviare le gare lunedì 11 marzo, come previsto dal bando.

Nessuno dei due accena a indietreggiare, nessuno dei due è disposto a tradire il proprio ideale.

Si ipotizza che la decisione, già rinviata nella giornata di domani 8 marzo, possa conoscere un ulteriore prolungamento di 48 ore, periodo durante il quale i rappresentanti dell'esecutivo politico, il ministro dell'economia Giovanni Tria e il presidente della Camera, Roberto Fico, prenderanno parte a un convegno, "L'economia del benessere", a margine del quale, il grillino Di Maio non intende rilasciare alcuna dichiarazione. Ancora una dimostrazione, insomma, di quanto quella della Tav, sia una matassa difficile da sbrogliare.

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L'insofferenza dei grillini

Intanto, il tempo incalza e se i finanziamenti stanziati dall'Unione Europea per la realizzazione del progetto sono a rischio, dall'altro l'insofferenza del Movimento Cinque Stelle si fa sentire sempre di più. Addirittura, un sondaggio di Emg per Agorà rivela che più del 50% dei grillini (il 57% per la precisione) sarebbe disposto a far cadere il governo pur di ribadire il no alla Tav, dichiarando che rappresenta una battaglia identitaria del Movimento.

L'ipotesi del referendum

Tra alcune fonti leghiste torna ad aleggiare l'ipotesi del referendum, fermo restando che ogni eventuale modifica del progetto non deve tradire lo spirito iniziale. Il leader del Carroccio dichiara che "Sono stato eletto per sbloccare e non per bloccare".

Queste divergenze sono all'origine di nuovi incontri per giungere a un accordo finale. Il prossimo consiglio dei ministri è previsto per stasera alle ore 19.30 e non è da escludersi che la Tav sia uno degli argomenti chiave.

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