Il 3 ottobre in Commissione Affari Costituzionali riparte la discussione sullo ius culturae e altre soluzioni in merito alla cittadinanza per gli stranieri. Dovrebbe essere una discussione trasversale all’arco parlamentare perché precedentemente una prima relazione era stata firmata da Laura Boldrini (oggi nel PD) e successivamente un altro testo a firma Polverini (Forza Italia) introduceva la discussione sullo ius culturae.
Giuseppe Brescia (M5S), presidente della Commissione, ha annunciato l’avvio della discussione sottolineando come l’acquisizione della cittadinanza attraverso la conclusione positiva di un ciclo di studi possa garantire una corretta integrazione sociale.
Lo stesso Brescia ha rimarcato che “Serve una discussione che metta all’angolo propaganda e falsi miti, guardi in faccia la realtà e dia un segnale positivo a chi si vuole integrare”.
Perché il 3 ottobre
La data del 3 ottobre non è casuale ed ha un’importante valenza politica essendo la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, istituita per Legge nel 2016 nel rispetto delle vittime dell’immigrazione.
L'articolo 1 della Legge 45/2016 recita: “… al fine di conservare e di rinnovare la memoria di quanti hanno perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro Paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria".
Centralità delle scuole e dello sport
Brescia (M5S) sottolinea inoltre come l’istituto dello ius culturae collocherebbe le scuole al centro di un processo di integrazione e qualificazione di ragazzi stranieri che otterrebbero la cittadinanza sulla base di un impegno scolastico continuativo e certificato e quindi responsabile.
Il ciclo scolastico dovrebbe compiersi entro il 18° anno d’età per ragazzi giunti o nati in Italia prima del compimento del 12° anno.
Lo ius culturae diventerebbe centrale nella formazione di nuovi italiani, amici e compagni non solo tra i banchi di scuola ma, per positiva emulazione, anche nello sport, nella squadra di calcetto o di basket, nella libreria comunale ed un domani, magari, anche nell’università e naturalmente nel mondo del lavoro.
Vincere le resistenze
Diventare cittadini italiani attraverso un percorso scolastico significherebbe scavalcare il muro della "clandestinità culturale", convincerebbe i timorosi che la cultura è un percorso virtuoso che produce solo progresso, indicherebbe ai giovani italiani la via della condivisione e della solidarietà sociale.
In tal senso sarebbe utile anche reintrodurre lo studio approfondito nelle scuole di quella che una volta era identificata come “Educazione Civica”.
Spiegare la Costituzione e la storia del nostro Paese anche a ragazzi che non sono nati in Italia, che vengono da altre sofferte storie, promuoverebbe una coscienza sociale aperta e disponibile, senza segreti, senza ombre storiche, a viso aperto.