La querelle tra la Lega e la Chiesa si arricchisce di una nuova puntata: dopo gli scontri sul tema immigrazione, ci sarebbe un altro sacerdote che avrebbe proferito parole non certo tenere nei confronti del Carroccio nel corso della propria omelia di domenica 6 ottobre. Sotto accusa è finito padre Michele Santoro del convento francescano di Marcianise, mentre a contestare e a denunciare al pubblico il suo gesto è il senatore leghista Claudio Barbaro.

In particolare. secondo quanto quest'ultimo riferisce, il sacerdote avrebbe apostrofato come assassini quanti, in qualche modo, possono essere considerati vicini o aderenti alla Lega. Un concetto che ha trovato la disapprovazione del senatore, tenuto conto che, a suo avviso, si è finiti per usare un altare religioso come tribuna politica.

Chiesa-Lega: un rapporto non sempre semplice

I più attenti ricorderanno che non è la prima volta che si instaura una polemica tra la Lega e la Chiesa.

Più volte tra le due "fazioni" c'è stato uno scontro, come ad esempio sul tema immigrazioni dove dal mondo cattolico si contestava la scarsa carità umana verso migranti e ong e da quello leghista, con Salvini in primis, non sono mancate le stoccate relative a quelli che potrebbero essere interessi economici nel settore dell'accoglienza. Terreni di scontro e dibattito sono state inoltre le scelte di Salvini di portare sui pulpiti elettorali simboli religiosi come il crocifisso e il Vangelo o di affidare il proprio operato al "cuore immacolato di Maria".

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Matteo Salvini Lega Nord

Nel mondo della Chiesa, in molti casi, non è stata gradita la strumentalizzazioni dei simboli religiosi. A loro adesso si aggiunge questo sacerdote casertano, la cui omelia è stata denunciata dal senatore Claudio Barbaro, capogruppo in Commissione Cultura a Palazzo Madama.

Barbaro non ha gradito la mancanza di contraddittorio

Barbaro, nella nota diffusa e pubblicata dal quotidiano Il Mattino, ha manifestato la propria disapprovazione non tanto per l'opinione del religioso, quanto dell'uso strumentale dell'altare usato, a suo dire, come "tribuna politica senza possibilità dibattito".

Un comportamento che, secondo il senatore, andrebbe ascritto, secondo la sua definizione, "a uso improprio della celebrazione religiosa, ma anche ad un modo di operare ben poco democratico". Inoltre, per quanto si legge nella nota, pare che alla fine della celebrazione alcuni fedeli abbiano provato ad intraprendere un dialogo sulla questione con il frate senza riuscire ad averlo. Barbaro si è comunque detto disponibile a intraprendere una discussione in merito con padre Santoro e spera di poterla avere.

Non resta che aspettare per capire come. eventualmente, si evolverà la vicenda.

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