Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato che al momento non c'è alcuna soluzione concreta in vista. Sembra davvero il caso di dire che sono nuvole molto minacciose, quelle che si addensano in queste ore sul destino dell'ex Ilva di Taranto, con la spada di Damocle che pende sul capo di migliaia di lavoratori, non solo a Taranto, ma anche in altri 11 siti, con 10.777 lavoratori che adesso rischiano di perdere il proprio posto di lavoro, oppure ricominciare la tortura dell'attesa, sperando che un'altra cordata di investitori si prenda la briga di gestire una delle più grandi aziende per la produzione dell'acciaio in Europa.

La conferenza stampa nella tarda serata

"Chiediamo che i patti vengano rispettati, vogliamo dire che il Governo ha violato il patto? Chi è stato in realtà, che ha violato il patto?". Il Presidente Conte insiste nel dire che la multinazionale ArcelorMittal deve rispondere del suo comportamento nella conferenza stampa seguita al Consiglio dei Ministri della serata di ieri. "Non chiedetemi come e dove, non starò qui a dire altro, noi dobbiamo mirare in alto - continua il Premier senza sbottonarsi sui dettagli del colloquio - dobbiamo chiedere all'azienda di rispettare i patti, come da contratto".

All'incalzare delle domande dei giornalisti sullo scudo penale e sugli strumenti che il Governo metterà in atto, Conte ha risposto: "Io ho offerto il ripristino dello scudo penale come prima cosa, ma è stato rifiutato, ho anche insistito, chiedendo anche l'apertura di un piano di negoziazione ulteriore, ma al momento non si vede alcuna soluzione, nessuna nostra richiesta è stata accettata. Quali sono i nostri strumenti?

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Politica

La pressione dell'intero Paese, tutti i sindacati saranno convocati per aprire un tavolo di crisi. Non accettiamo che si possa interrompere un accordo in questo modo".

Ma qualcuno intanto si prende la briga di andare a guardare dietro le righe di questo tragico escamotage della multinazionale ArcelorMittal, un po' francese e un po' indiana, scoprendo che nella città di Amsterdam, le quotazioni in Borsa le stanno accreditando dei guadagni notevoli; solo tra il 4 e il 5 ottobre, i giorni in cui è stata resa nota la notizia del suo passo indietro, la società ha guadagnato il 6%, che equivale ad un miliardo e 80 milioni di euro.

Una bella cifra, non c'è che dire, che potrebbe quasi giustificare tutto il caos di queste convulse giornate. Il guadagno deriverebbe dai mancati esborsi presenti e futuri, che la società potrebbe evitare se il suo recesso dovesse andare a buon fine.

Le reazioni dei sindacati e dei lavoratori

I lavoratori dell'ex Ilva di Taranto sono stati in presidio davanti allo stabilimento tutta la giornata di ieri, con il fiato sospeso in attesa di conoscere il proprio destino, ma non erano proprio tutti presenti, perché i sindacati non si sono trovati d'accordo sulle decisioni da prendere; la Cisl-Fim ha indetto lo sciopero immediato, subito dopo aver appreso la notizia del passo indietro dell'ArcelorMittal, mentre la Fiom, la Uilm e la Ubs hanno deciso di attendere ulteriori dettagli, anche perché la procedura che avrà luogo in tribunale richiederà comunque parecchio tempo; infatti la Sezione specializzata sulle Imprese, a Milano, deve assegnare un giudice a questa causa, e poi fissare una data per la prima udienza, ma queste sono cose che non si fanno in tempi brevi.

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