Matteo Salvini è stato ospite di DiMartedì nella serata di martedì 12 novembre. L’intervista concessa al conduttore del talk show di La7, Giovanni Floris, è stata lunghissima e ha toccato praticamente tutti i temi più caldi dell’attualità Politica. Ma il momento di maggiore tensione tra i due si è sicuramente raggiunto quando si è passati a discutere del presunto rigurgito di razzismo in Italia e delle minacce ricevute dalla senatrice a vita Liliana Segre. Spalleggiato dal direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, Floris ha rinfacciato al leader della Lega il fatto di aver praticamente equiparato le minacce che lui stesso riceve quotidianamente a quelle indirizzate contro la senatrice sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, ora costretta a girare sotto scorta. Salvini, ovviamente, pur ribadendo piena solidarietà alla Segre, ha ribattuto da par suo, finendo per polemizzare con il giornalista.

Il direttore del Corriere attacca Matteo Salvini sul caso Segre

Matteo Salvini è seduto sulla poltroncina di DiMartedì già da diversi minuti, quando il conduttore Giovanni Floris introduce il tema delle minacce subite da Liliana Segre. “Dopo tutto quello che è accaduto sono successe due cose importanti - Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, incalza così il leader della Lega - la prima, non tanto votare o meno sulla commissione, perché poteva esserci anche una differenziazione, ma è non essersi alzati in Parlamento ad applaudire Liliana Segre.

La seconda, a proposito di linguaggio, quando lei si è equiparato nelle minacce a quelle contro la Segre. Non pensa di aver fatto un errore? Anche perché poi ha cercato di cambiare versione”. Addebiti ai quali Salvini risponde immediatamente ammettendo di commettere “30 errori al giorno”, ma ricordando anche che il giorno seguente, 13 novembre, si sarebbe recato “a Firenze con l’ambasciatore israeliano ad inaugurare, come umile e piccolo ospite, il Consolato israeliano, perché - aggiunge con orgoglio - chi mette in discussione gli orrori dell’Olocausto, i crimini del nazismo, del fascismo, del comunismo e chi vuole cancellare dalla faccia della terra Israele è un pazzo pericoloso che va ricoverato. Punto. Perché fortunatamente, nel 2019, gli errori e gli orrori storici vanno condannati”.

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Le accuse di Giovanni Floris: ‘Una sopravvissuta ad Auschwitz è un simbolo’

Poi, preso dalla foga dialettica, prosegue a parlare del caso Segre. “Massimo rispetto per Liliana Segre che porta sulla sua pelle i segni dell’orrore, del nazismo o del comunismo - dice il capitano leghista commettendo una mezza gaffe - invito tutti ad essere assolutamente tranquilli, ma l’ennesimo proiettile che è arrivato, indirizzato a Matteo Salvini, non ha ricevuto mezza parola di condanna da parte di nessuno, né in politica, né su giornali e non vorrei che qualcuno ritenesse che la minaccia a Salvini e alla Lega in caso vale di meno”.

A quel punto, come morso da una tarantola, Giovanni Floris lo interrompe bruscamente. “Senta, sono due orrori no? - si indigna il conduttore di DiMartedì - Però lei comprende che il valore simbolico delle minacce a una vittima dell’Olocausto è immensamente maggiore delle minacce a un politico?”. Salvini però non gli dà soddisfazione e ribatte: “Ma se uno minacciasse lei domani sarebbe meno grave?”. Ma Floris lo punge ancora: “Io non sono un simbolo, ma una sopravvissuta ad Auschwitz lo è. Soprattutto se poi alla manifestazione della destra partecipano i neo fascisti”.

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