Dopo aver ottenuto l’approvazione della risoluzione presentata dal governo sul Mes, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte può presentarsi al Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre con una posizione comune dell’esecutivo giallorosso in merito al rinnovo del trattato sul Fondo Salva Stati. Giornata parlamentare campale, quella affrontata dal Premier ieri mercoledì 11 dicembre, prima alla Camera e poi in Senato. Le reazioni della deputata Giorgia Meloni e del senatore Matteo Salvini, rispettivamente leader di Fd’I e Lega, sono state furibonde.

Ma, proprio quando la bufera per il governo Conte sembrava essere passata, c’è chi, come il direttore del quotidiano Libero, Pietro Senaldi, adombra il sospetto, per lui quasi una certezza, che giurista pugliese arriverà sì a ‘mangiare il panettone’, ma subito “dopo le feste” verrà “defenestrato” da Palazzo Chigi. Il motivo, rivela Senaldi, sarà una specie di rivolta all’interno della maggioranza contro la legge sulla riduzione dei parlamentari che dovrebbe entrare in vigore a gennaio.

L’opinione del direttore di Libero su Giuseppe Conte: ‘Non ce la farà mai’

Giuseppe Conte, non senza qualche difficoltà, ha superato lo scoglio della discussione parlamentare sul Mes. Anche se a Palazzo Madama è arrivato il voto contrario di tre senatori del M5S (oltre a quello del dissidente ‘storico’ Gianluigi Paragone), la maggioranza giallorossa si mostrerà compatta, almeno sulla carta, al prossimo Consiglio europeo.

Ma, secondo Pietro Senaldi, il Premier Giuseppe Conte “barcolla” e “non ce la farà mai” ad arrivare a vedere la fine naturale della legislatura nel 2023. Prima o poi, questa l’opinione del direttore del quotidiano fondato da Vittorio Feltri, qualcuno “gli darà la spinta decisiva per farlo ruzzolare”.

Senaldi ironizza, non senza un pizzico di cattiveria, sul fatto che Conte abbia annunciato nei giorni scorsi di voler stilare un’agenda di governo valida per altri tre anni, fissando anche una verifica di governo per gennaio 2020.

La sua speranza, aggiunge Senaldi, sarebbe quella di “garantirsi un Natale tranquillo”. Ma si tratterebbe solo di una “iniziativa velleitaria”.

Senaldi: ‘Invece del rilancio, ci sarà il lancio fuori dalla finestra di Palazzo Chigi’

L’analisi di Pietro Senaldi porta invece nella direzione opposta rispetto a quella auspicata da Conte. “Passate le feste, gabberanno proprio lui, San Giuseppi”, afferma. Invece dell’auspicato rilancio dell’esecutivo, affonda il colpo il direttore, ci sarà il suo “lancio metaforico fuori dalla finestra di Palazzo Chigi”. A farlo cadere, però, non sarà il suo “peggior nemico” Matteo Renzi.

A “mandarlo a gambe all’aria” sarà, invece, la legge che riduce il numero dei parlamentari dagli attuali 945 a 600, che dovrebbe entrare in vigore il 12 gennaio ed essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale il successivo 28, diventando così “intoccabile”. Ebbene, secondo Senaldi, se prima del 12 un quinto dei parlamentari presenterà richiesta di referendum popolare, oppure se entro il 28 il parlamento dovesse essere sciolto, alle prossime elezioni “tre quarti degli attuali parlamentari possono sperare di tenersi la poltrona”.

Insomma, conclude il direttore di Libero, il governo Conte potrebbe cadere “all’inizio della primavera” con conseguente voto “prima dell’estate”.

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