È accaduto a settembre, ma la notizia è trapelata solo in questi giorni. Due funzionari cinesi di stanza negli USA avrebbero tentato di penetrare in una base militare della Virginia. La violazione è costata l'espulsione avvenuta in gran segreto. A darne notizia è una fonte autorevole, il New York Times, che ha pubblicato una descrizione accurata dell'accaduto.
I fatti: l'introduzione sospetta dei funzionari nella base USA
I fatti risalirebbero a settembre 2019. Due alti dirigenti, accompagnati dalle relative consorti, sarebbero giunti a bordo della loro auto, di fronte ai cancelli di una base militare americana in Virginia, nei pressi di Norfolk.
Sul posto vengono arruolate ed addestrate le Forze Speciali Americane. La sentinella all'ingresso ha richiesto l'autorizzazione rilasciata dal governo per avvalorare il permesso di visita.
Non essendone dotati, i funzionari avrebbero ignorato l'ALT e avrebbero proseguito la marcia all'interno del campo, sfuggendo al personale di guardia che li tallonava. Al termine dell'inseguimento sarebbero, poi, stati fermati dai mezzi dei Vigili del Fuoco e scortati fino all'uscita.
Le conseguenze dell'intrusione
Molti gli interrogativi irrisolti riguardo a questo tentativo di intromissione nella base segreta. I cinesi si giustificano adducendo come prova il fatto che i loro connazionali fossero quasi digiuni di inglese e, non avendo compreso il messaggio della guardia, siano avanzati ben oltre i cancelli, perdendosi poi nel campo.
Gli Stati Uniti, invece, ritengono che almeno uno dei due dirigenti appartenesse all'intelligence cinese e agisse sotto copertura; addebitano, quindi, quest'operazione ad una manovra di spionaggio dei dispositivi di sicurezza interni.
Sale la tensione tra USA e Cina
Alta è ora la tensione tra Washington e Pechino. Proprio in ragione dei pesanti sospetti che aleggiano sui due funzionari, il dipartimento di Stato americano ha apportato limitazioni significative a tutta la diplomazia cinese, con l'introduzione di formali e preventive richieste per ogni contatto ufficiale con l'apparato americano.
La Cina ha protestato per questi cambiamenti voluti dall'amministrazione statunitense, accusando Washington di ritorsione per il trattamento riservato in Cina a Julie Eadeh, diplomatica americana apertamente schierata con le rivolte interne a favore della democrazia.
Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri, si è dichiarato amareggiato per l'espulsione dei due diplomatici cinesi, la prima in 30 anni di pacifica collaborazione, e ha presentato una 'solenne protesta formale'. Il mondo resta con il fiato sospeso.