In un mondo strettamente iperconnesso, mantenuto volente o nolente da una filosofia legata al mercato ed ai suoi poco morali diktat, nemmeno la diffusione di una pandemia come quella da nuovo coronavirus può ostacolare o frenare i PIL nazionali.

Carlo Calenda, ex Ministro dello Sviluppo economico ed uomo di grande esperienza nella gestione aziendale e nei rapporti commerciali internazionali, in quest'intervista esclusiva per Blasting News ha parlato dell'attuale momento storico, spiegando le sue soluzioni.

Calenda: 'Dobbiamo superare gli egoismi nazionali'

Vorrei partire dal dato allarmante relativo al calo del PIL nel primo trimestre di quest'anno.

Come si pianifica uno sviluppo economico dinanzi ad un -4,7%?

Si deve avere una Politica industriale suddivisa in due fasi. La prima è la cosiddetta "recovery" per le imprese, cioè fare in modo che le imprese non chiudano, rafforzando le garanzie per la liquidità che devono essere date in maniera automatica. Inoltre si dovrebbero rafforzare quegli strumenti atti alla tutela del lavoro come, ad esempio, la cassa integrazione sia per i dipendenti sia per gli autonomi. Si deve poi cominciare a prevedere dei supporti a fondo perduto. La nostra proposta è quella di prevedere un sostegno equivalente all'utile dell'anno precedente diviso per i mesi di chiusura.

Per non farci mancare nulla, con l'arrivo di questa nuova crisi l'Europa sta implodendo.

Non crede che sia giunto il tempo di tagliare alcuni legami con partner ostili e continuare quel processo di avvicinamento con Russia e Cina?

Non lo credo per niente. Basti pensare che ci troviamo dinanzi a rapporti economici diversi: in Europa esportiamo 250 miliardi di euro di beni e tra Russia e Cina facciamo circa un decimo, quindi stiamo parlando di due entità differenti.

In secondo luogo non dimentichiamoci di essere ben integrati con gli altri Stati europei i quali come noi sono delle democrazie liberali, mentre Cina e Russia non lo sono.

Rutte, i tedeschi e l'Austria di Kurz spadroneggiano a Bruxelles. Voi, da eurodeputati, come rispondete a questi infimi attacchi?

Non la fanno da padroni, per la verità sono piuttosto minoritari.

Il problema non è il Parlamento europeo tendenzialmente disponibile nei confronti delle nostre richieste. Le difficoltà si riscontrano nel Consiglio europeo dove siedono gli Stati che pensano a salvaguardare i loro interessi: il sovranismo ha questo effetto, cioè ognuno pensa ai fatti suoi. E allora per gli olandesi, l'idea di dare soldi comuni che loro vedono come soldi agli italiani, sbagliando, e così gli stessi austriaci, diventa politicamente inaccettabile. Il superamento di questi egoismi nazionali potrà avvenire solo attraverso un'Europa più unita e più forte poiché se si sceglie la strada dell'Europa delle nazioni, che è quella che abbiamo oggi, ognuno mette il suo piccolo veto bloccando l'azione europea.

La stoccata al pentastellato Luigi Di Maio

Sono un appassionato di pubblicità comparative e volevo chiederle di confrontarsi con il suo successore, Luigi Di Maio (durante il governo gialloverde, ndr) nel ruolo di Ministro dello Sviluppo economico. Abbandonando la diplomazia, chi ha lavorato meglio?

Voglio giudicare solo Di Maio, in quanto preferisco che siano i cittadini a valutare il mio operato. Lui è stato un pessimo ministro, indebolendo il Piano Impresa 4.0, tagliando di fatto le gambe alle imprese giunte, grazie a quel piano, a livello dei tedeschi. Ha bloccato la strategia energetica nazionale gestendo male le crisi e non risolvendone una. I dati parlano chiaro.

Terminerei l'intervista con la sua nuova creatura: Azione. Già dal nome sta ad indicare di essere un movimento attivo, di militanza.

Alle prossime elezioni dove si porrà?

Al centro, se possiamo definirlo in modo topografico. Si tratta di un partito di azione che si rifà al liberalismo sociale, avendo dunque come principi: tutela delle libertà dell'individuo e Stato forte nei suoi compiti fondamentali. Un partito concreto, lontano dagli slogan e dai conflitti ideologici, fatto di persone serie, intente ad occuparsi della gestione della cosa pubblica.

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