Maria Rita Gismondo torna a parlare di Coronavirus. Lo fa nell'ambito della sua rubrica Antivirus su Il Fatto Quotidiano. In particolare nell'edizione del 25 giugno manifesta un punto di vista piuttosto critico nei confronti dei colleghi scienziati. La nota virologa sembra quasi fare un appello affinché si faccia un passo indietro in virtù dell'attuale incapacità di arrivare a prevedere cosa accadrà nel prossimo futuro. Quello della direttrice della Microbiologia del Sacco di Milano è quasi un invito ad avere rispetto delle persone.

Coronavirus: Gismondo chiede modestia a scienziati

Le ultime settimane hanno messo in luce un palese contrapposizione di opinione tra medici e scienziati.

C'è chi, in relazione all'emergenza coronavirus, il peggio sia passato e chi, invece, teme le nuove zone rosse e una possibile seconda ondata in autunno. Ne viene fuori un'opinione pubblica che Maria Rita Gismondo definisce come "rimbalzata" alla stregua di una "pallina da ping pong". Dover fatto questa considerazione, la virologa sottolinea come questo sarebbe il momento andrebbero evitate le ipotesi. Anche se queste sono frutto di riflessioni fondate su modelli matematici o esperienze scientifiche pregresse, poiché sarebbero comunque il frutto di un punto di vista personale. Secondo al Gismondo questa dovrebbe essere una fase in cui bisognerebbe limitarsi a valutare i fatti, senza tuffarsi in considerazioni che rischiano di minare la serenità dell'estate degli italiani.

"Dovremmo avere - evidenzia - la modestia di ammettere che non siamo in grado di fare previsioni, come il virus ci ha ampiamente dimostrato".

Coronavirus: ora il Covid fa vittime nella psiche

Al momento le tesi su cui dividono gli scienziati viaggiano su due strade parallele. La prima è quella che parla di una pandemia ormai in esaurimento, l'altra è quella di una possibile nuova impennata in autunno.

Entrambe le previsioni non sembrano trovare l'approvazione di Maria Rita Gismondo. Il principio su cui fonda il proprio scetticismo è che si tratta di scenari previsti, la cui probabilità può essere valutata con la stessa attendibilità di un eventuale previsione dell'esito di un lancio di una monetina.

A suo avviso conterà unicamente la risposta dei fatti. La virologa si mostra critica anche con l'idea di comunicare ogni giorno i positivi, alla luce del fatto che il controllo epidemiologico dovrebbe essere fatta ma senza comunicare positività che potrebbero essere condizionate da troppe variabili. "L'unica certezza - puntualizza- che incombe sull'esistenza umana è l'incertezza del futuro". Non a caso sceglie una metafora letteraria per fare il punto della situazione: "Non possiamo vivere come Estragone e Vladimiro nella commedia Aspettando Godot". L'invito è quello di vivere, con un consapevolezza. Secondo la virologa, al momento, non si muore più di Covid, ma la patologia starebbe causando vittime nella psiche e nella vita sociale.

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