Referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari e elezioni regionali del 20 e 21 settembre saranno un passaggio molto importante per la Politica italiana. La campagna elettorale, pur in un contesto caratterizzato dall'emergenza sanitaria, procede, e si moltiplicano i retroscena su quel che potrà avvenire dopo il voto. In uno di questi, pubblicato sul quotidiano La Stampa di domenica 30 agosto a firma di Ugo Magri, si lancia un'ipotesi in base alla quale in caso di vittoria del sì al referendum il leader della Lega potrebbe fare il passo di chiedere lo scioglimento del Parlamento.

La ricostruzione de La Stampa: per Salvini in Parlamento ci sarebbero 345 abusivi

La Stampa evidenzia che al Quirinale si starebbe monitorando attentamente tutta la situazione. Per Ugo Magri non ci sono dubbi su quello che potrà succedere dopo le elezioni. Per l'editorialista del quotidiano, Salvini al momento della proclamazione dei risultati si presenterà in televisione e poi si rivolgerà al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere lo scioglimento del Parlamento. Magri motiva la sua teoria sottolineando che ,in caso di vittoria del centrodestra alle Regionali, Salvini, potrà sostenere la forte differenza esistente tra "paese reale e paese legale". In altre parole, un Parlamento non più rappresentativo della situazione attuale.

E, per questo, Salvini dovrebbe indicare la via delle elezioni. Il giornalista poi aggiunge che, accanto a questa possibile vittoria del centrodestra, se dovesse vincere il sì, il centrodestra potrebbe avere un nuovo argomento per chiedere a Mattarella lo scioglimento delle Camere. Secondo la firma de La Stampa, Salvini oltre a una ragione politica legata all'esito della consultazione elettorale potrebbe aggiungerne una giuridica sostenendo, di fatto, che in Parlamento ci sarebbero ora 345 abusivi.

Ovvero i parlamentari di troppo.

Referendum, se vince il sì il taglio dei parlamentari scatterebbe dalla prossima legislatura

Naturalmente il taglio, nel caso dovesse vincere il sì, entrerebbe in vigore dalla prossima legislatura con deputati e senatori che passerebbero da un totale di 945 a 600. Per La Stampa, però, Salvini potrebbe anche cogliere la palla al balzo anticipando questi tempi all'immediato visto che questa sarebbe la volontà popolare.

La Stampa prosegue nel suo editoriale sostenendo che alla tesi del parlamento delegittimato si crederebbe poco al Quirinale e non ci si farebbe condizionare dal pressing del partito di Matteo Salvini. Quello del presidente della Repubblica, si spiega, non è un potere monarchico e se la maggioranza esiste convocare nuove elezioni equivarrebbe a una sorta di colpo di stato.

L'editoriale del quotidiano torinese termina però citando un precedente. Il capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro 26 anni fa indisse nuove elezioni dopo lo sconvolgimento del quadro politico di Mani Pulite con anche il cambiamento dei sistema elettorale. La situazione potrebbe essere parallela a quella di oggi in caso di successo del sì.

Ma c'è una differenza: Scalfaro ottenne il sì di Ciampi che ritenne terminato il proprio compito. La palla quindi in quel caso sarebbe di nuovo tra i piedi del premier Giuseppe Conte.

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