"Dobbiamo dirlo, con il dovuto rispetto ma con la necessaria chiarezza: il governo nazionale sta perdendo il controllo, i governatori regionali non ce l'hanno mai avuto". Sono le parole con cui il direttore Massimo Giannini su La Stampa fa il quadro della situazione in Italia in relazione all'emergenza coronavirus. Un pensiero che arriva in giorni particolarmente importanti e in cui si vede sempre più vicino l'emanazione di un nuovo Dpcm interlocutorio finalizzato a contenere la diffusione del contagio da Sars-Cov2. Circostanza che genera parole dure anche nei confronti di Giuseppe Conte, reo solo di costanti raccomandazioni e di essere arrivato a dodici decreti legge rinviando il confronto con le Camere.

Giannini ha avuto il Covid

Massimo Giannini nelle scorse settimane è stato colpito ad una seria forma di Covid. Sotto la lente d'ingrandimento critica di Giannini finisce un vecchio ritornello che ha accompagnato l'Italia nei mesi scorsi. Si sottolineava come, grazie alle disposizioni arrivate in anticipo rispetto a tutti gli altri, il nostro Paese si fosse trovato in una situazione epidemiologica migliore rispetto al resto dell'Europa. "Conte - evidenzia Giannini - ha spacciato troppo a lungo una bella ma pia illusione: l'Italia modello virtuoso da seguire nel mondo":

Idea che, al momento, sembra cozzare con quanto sta avvenendo con l'arrivo della seconda ondata e una serie di difficoltà da impreparazione paiono emergere in diversi campi: dalla scuola ai trasporti, passando per la ricettività di ospedali e terapie intensive.

Sebbene su quest'ultime più volte esponenti del governo abbiano messo in rilievo l'aumento considerevoli dei posti disponibili.

Coronavirus: Giannini non le manda a dire al governo e a Conte

A Conte Giannini riconosce quella che definisce "un'insopportabile alternanza di decisioni blande e raccomandazioni forte".

Strategia poco efficace contro un virus che, a detta del direttore, si sta rivelando molto più efficiente della politica. "Perché - chiede il giornalista in relazione a Conte - giunto ormai al dodicesimo Dpcm si ostina a rinviare il confronto davanti alle Camere e a rinunciare allo strumento del decreto legge".

Una pratica, la prima indicata da Giannini, che sarebbe più rispettosa dei principi della Costituzione, al netto ovviamente della situazione emergenziale che consente l'emanazione di Dpcm by-passando alcuni passaggi costituzionali.

Secondo Giannini la serrata totale può essere considerato un destino ineluttabile, facendo intendere che ogni decisione che potrebbe arrivare fino a quel punto potrebbe essere considerata una perdita di tempo. Colpisce, in particolare, un passaggio in cui sottolinea che ogni ora persa dalla politica potrebbe equivalere ad una vittima della Covid in più.