Ultimi scampoli di 2020. L'Italia dopo i giorni di zona arancione, sarà rossa dal 31 dicembre al 6 gennaio. L'unica eccezione sarà rappresentata dal 4 gennaio. A partire dal 7 torneranno le misure di dimensione regionale e si cesserà di avere restrizioni uniformate sull'intero territorio nazionale. L'attuale Dpcm che, per l'appunto, disciplina la tripartizione cromatica del territorio resterà in vigore fino al 15, quando potrebbe diventare attivo un possibile nuovo provvedimento disposto dal governo. Un passaggio che potrebbe essere decisivo anche verso una regolamentazione più dettagliata di quella che potrebbe, ad esempio, essere la riapertura delle scuole o magari delle attività di ristorazione la sera nelle aree meno colpite dal contagio.

Tuttavia, stando alle ultime dichiarazioni provenienti da autorevoli fonti istituzionali, si dovrebbe proseguire sulla strada delle restrizioni territoriali, basate su quella che, ogni de settimane, sarà la valutazione epidemiologica di ciascun territorio. E, all'orizzonte potrebbero profilarsi nuovi inasprimenti per quelle zone dove il contagio sembra aver innalzato il livello di guardia.

Nuovo Dpcm gennaio? La strada sembra tracciata

Il 6 gennaio, come è noto, cesseranno le misure ad hoc per il Natale. L'idea è che nel governo alberghi un certo orientamento a proseguire sulla strada, ove necessario, delle chiusure localizzate. Il primo ad annunciarlo era stato il ministro della Salute Roberto Speranza. "Dal 7 gennaio - aveva dichiarato - si tornerà al sistema delle aree colorate, che ha dimostrato di funzionare abbassando l' Rt da 1,7 a 0,82 senza bloccare tutto il Paese".

Poco prima di Natale si era espresso in tal senso il vice ministro della Salute Pierpaolo Sileri: "Rimango della stessa idea di aprile 2020. Servono dei lockdown mirati e chirurgici- ha detto- Abbiamo ventuno parametri che ci hanno guidato nel momento iniziale della seconda ondata, portando la stragrande maggioranza delle regioni, se non quasi la totalità, ad un livello giallo".

Sileri in quel caso aveva parlato di possibili "stop and go" rispetto a lockdown mirati per quei territori dove la situazione epidemiologica lo richiederà.

Coronavirus, i dati delle Regioni saranno decisivi

Ed è vero che, prima della serrata natalizia, l'Italia era diventata quasi interamente gialla. Nelle ultime settimane, però, proprio quei ventuno parametri potrebbero aver subito variazioni tali da far suonare il campanello d'allarme in alcune regioni.

L'ultima attività di monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità (23 dicembre) ha constatato un lieve incremento del livello di rischio nei territori regionali italiani. In particolare 5 regioni (Liguria, Marche, Puglia, Umbria e Veneto) hanno ottenuto una classificazione a rischio alto. Ben quattro delle dodici a rischio moderato (Emilia Romagna, Molise, Provincia Autonoma di Trento e Valle d'Aosta) vengono considerate ad elevata probabilità di progredire verso il rischio alto. I dati analizzati nell'ultimo report si riferissero al range temporale 14-20 dicembre.

La Regione che appare più complicata è il Veneto. Occorre comunque precisare che si tratta di un territorio con un sistema sanitario particolarmente efficace e con una situazione statistica influenzata dall'elevatissimo numero di tamponi che si fanno rispetto ad altre realtà.

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