Il 2026 si profila come un passaggio decisivo per Giorgia Meloni. Un anno da “dentro o fuori”, come lo ha definito il Financial Times, potenzialmente ancora più complesso del già impegnativo 2025. La premier punta a consolidare il record di durata del suo esecutivo e a costruire le condizioni per un secondo mandato a Palazzo Chigi, mentre il contesto internazionale e politico resta altamente instabile.

Spese per la difesa e Ucraina: riemergono le tensioni nella maggioranza

Il primo fronte caldo riguarda l’aumento delle spese militari, strettamente legato al sostegno all’Ucraina.

La conferma del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sulla necessità di uno scostamento di bilancio per attivare la clausola europea di salvaguardia, circa 12 miliardi in tre anni ha riaperto il confronto nel centrodestra.

La linea della Lega: sicurezza interna prima delle missioni estere

Dal Carroccio arrivano puntualizzazioni nette. Secondo la Lega, si tratta di una spiegazione puramente tecnica, ma politicamente il tema resta sensibile. L’eventuale utilizzo delle risorse aggiuntive dovrebbe essere destinato alla sicurezza interna e alle forze dell’ordine, non a nuovi impegni militari all’estero. Sul voto parlamentare, però, nessuna decisione è ancora presa. Il tema della difesa potrebbe emergere anche nella tradizionale conferenza stampa di inizio anno della presidente del Consiglio attesa per oggi, 9 gennaio alle ore 11.

Un appuntamento molto atteso, con circa quaranta domande su dossier che spaziano dalla politica internazionale alla crisi ucraina, dalle riforme istituzionali all’economia, fino ai referendum sulla giustizia.

L'analisi del Financial Times e la corsa al 2027

Secondo il Financial Times, Meloni ha poco più di un anno per dimostrare di essere qualcosa di più di una semplice amministratrice dell’esistente. In vista delle elezioni del 2027, la sfida è offrire risposte politiche concrete alle criticità economiche del Paese. A Palazzo Chigi è già segnato in rosso il 4 settembre, data in cui l’esecutivo diventerà il più longevo della storia repubblicana.

Equilibri fragili. Il prossimo banco di prova: il decreto Ucraina

Le variabili restano molte. Le tensioni emerse a fine 2025 sul capitolo pensioni e quelle precedenti al decreto di sostegno all’Ucraina dimostrano quanto gli equilibri della maggioranza siano delicati. Il voto sullo scostamento non è imminente, anche perché si attendono le stime Istat sul deficit 2025, attese a marzo. Il confronto politico più ravvicinato sarà quello legato alle comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto sul decreto Ucraina, attese in Senato. La risoluzione di maggioranza è ancora in fase di definizione e richiederà un intenso lavoro di mediazione per tenere insieme posizioni diverse sul sostegno militare a Kiev.