Donald Trump ha annunciato per trentasette volte l'imminenza di un accordo con l'Iran. Queste affermazioni, tra social, apparizioni pubbliche e interviste, si sono susseguite per oltre due mesi senza concretizzarsi.
Gli annunci di Trump sull'accordo con l'Iran: la cronologia
Il 7 aprile, Trump scriveva sui social che le trattative erano "a buon punto", prevedendo due settimane. Ha poi ripetuto il concetto trentasette volte, suggerendo una soluzione vicina. Il 23 marzo, meno di un mese dopo l'inizio del conflitto, parlava di "punti di accordo principali" e un'intesa quasi raggiunta.
Il giorno seguente, affermava l'Iran "disperato" di raggiungere un accordo, ribadendo il 25 marzo. Il 26 marzo, in riunione di gabinetto, dichiarava l'Iran "implorava un accordo". Il 29 marzo, interrogato sull'intesa settimanale, rispondeva: "Sì, vedo un accordo con l'Iran".
Le dichiarazioni chiave e la mancata intesa
Il 6 aprile, Trump sosteneva i due Paesi fossero stati "molto vicini a un accordo" prima di una battuta d'arresto. Il 15 aprile, in un'intervista, dichiarava l'accordo "quasi finito" e "molto vicino". Il 17 aprile, in tre diverse occasioni, spiegava l'Iran avesse "accettato tutto" e che l'accordo sarebbe stato raggiunto "entro un giorno o due". Il 20 aprile, su Truth Social, prediceva: "Tutto accadrà, relativamente in fretta!".
Le previsioni non si sono materializzate. Il 18 maggio, Trump annunciava il posticipo di attacchi militari di "due o tre giorni" su richiesta di Paesi mediorientali, vicini a un accordo. Il 28 maggio, in un'intervista, dichiarava le parti "vicine a un ottimo accordo". In una delle ultime dichiarazioni, ha affermato: "Siamo molto vicini a un accordo definitivo con l'Iran", un "buon accordo". Tuttavia, non vi sono indicazioni di un cambiamento rispetto al 7 aprile.
Contesto politico e implicazioni
Le dichiarazioni di Trump hanno evidenziato la ripetitività degli annunci e la persistente assenza di risultati concreti. Nonostante le affermazioni, non emerge prova che l'intesa sia più prossima oggi.
Il presidente degli Stati Uniti, secondo la Costituzione, conduce la politica estera e negozia accordi internazionali, spesso soggetti all'approvazione del Congresso. Le trattative tra Stati Uniti e Iran, oggetto di attenzione internazionale, non hanno portato a un accordo formale.