È dedicata alle professioni della cultura alle prese con la rivoluzione tecnologica la lectio magistralis che il direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, proporrà il 28 novembre a Roma presso la sede dell’ICRCPAL (Istituto per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario) di via Milano 76, dalle ore 10:30.

Una lezione aperta, rivolta in particolare agli allievi della International School of Cultural Heritage, il programma internazionale dedicato ai temi della gestione e valorizzazione delle risorse culturali, che la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali ha recentemente inaugurato alla presenza del ministro Dario Franceschini, presso Palazzo Altemps, sede del Museo Nazionale Romano.

La scuola internazionale per lo studio del patrimonio

Allievi che, fino al prossimo mese di aprile, saranno a Roma per partecipare a lezioni con i maggiori esperti italiani in materia di beni culturali, nonché a visite sul campo presso musei, aree archeologiche, siti artistici del Bel Paese, dove apprendere le buone pratiche della gestione del patrimonio. Un'iniziativa unica, che punta ad esportare nel mondo il know how italiano nel settore della cultura e della gestione della bellezza.

I partecipanti a questa prima edizione della School, che ha per oggetto il patrimonio archeologico del Mediterraneo, sono stati selezionati fra studiosi e dirigenti culturali di diversi Paesi del bacino mediterraneo, come Algeria, Egitto, Iraq, Israele, Giordania, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Tunisia, Turchia, nonché dalla Palestina e dall’Etiopia

Dopo i saluti del ministro Lorenzo Fioramonti (MIUR) e l’introduzione di Carla Barbati, Greco farà il punto sul futuro delle professioni di formazione umanistica, che oggi appaiono minacciate, almeno apparentemente, dalla rivoluzione tecnologica che negli ultimi ha completamente trasformato il lavoro degli archeologi.

Come cambia il lavoro degli archeologi

“In archeologia, la fotogrammetria e la modellazione 3D consentono ai ricercatori di documentare l'intero processo di scavo e di ricostruire i contesti anche dopo la loro rimozione”, ha recentemente detto lo stesso Greco. “Oggi ad esempio possiamo riprodurre un sarcofago con una precisione millimetrica registrandone tutte le fasi di produzione e riutilizzo, mentre l’imaging diagnostico non invasivo ci consente di sbendare virtualmente le mummie e osservarle al loro interno”.

Ma nonostante questa rivoluzione, dice il direttore del più antico museo egizio al mondo, le professioni umanistiche sono ben lontane dall’estinzione. “Proprio per gestire la grande complessità di informazioni che ci arrivano grazie alla tecnologia, occorre che i diversi professionisti collaborino ancora più strettamente. L'incontro e l'unione di competenze e discipline diverse è l'unico metodo possibile per affrontare le sfide del futuro”.

E in tutti questi cambiamenti, quale sarà il ruolo del museo? Ci sarà ancora spazio per questa istituzione così come l'abbiamo da sempre conosciuta? "Il futuro dei musei sarà, come è sempre stato, la ricerca", aggiunge Greco. "Perché il nostro compito fondamentale è quello di migliorare l'esperienza visiva, estetica e intellettuale di ogni visitatore che si trovi faccia a faccia con un pezzo del passato, e allo stesso tempo di fornirgli tutti gli strumenti necessari per la sua comprensione".

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