La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 50138/2016 depositata il 28 novembre, ha stabilito il termine per proporre la querela di reato di lesioni colpose da “colpa medica”. Rispetto a quanto uno può immaginare, i termini possono essere anche notevolmente differiti nel tempo, tutto dipende da quando la vittima viene a conoscenza dell’origine dei sui problemi.

I termini iniziano da quando è stabilito il nesso

Quello di accusare e denunciare il proprio medico è una pratica che si sta diffondendo negli ultimi anni. Le cause? Da una parte una medicina sempre più avanzata e, dall’altra, una società di individui sempre più preparati ed informati.

I progressi fatti in medicina hanno reso la materia molto complessa e pertanto più facile incorrere in errore, se non si procede seguendo protocolli rigorosi. Sul fronte opposto, i pazienti, sempre più preparati e informati, anche grazie al web. Ora la Cassazione Penale, con la Sentenza n. 50138/16, ha chiarito i termini del proporre una querela per il reato di lesioni colpose determinate da “colpa medica”. I termini iniziano a decorrere non da quando la persona offesa ha avuto consapevolezza della patologia bensì da quando la stessa ha realizzato che tale patologia è stata contratta per un’errata azione medica.

Se una persona, dopo un intervento chirurgico, ha febbre e mal di pancia, i termini per proporre un’azione giudiziaria contro il proprio medico non decorrono da quando la stessa ha il mal di pancia bensì da quando, dopo accertamenti, scopre che le cause del suo mal di pancia son dovute ad una garza o altro materiale che il medico ha lasciato nella sua pancia, dopo l’intervento.

Questo è solo un esempio, ma lo stesso è valido in tanti altri casi come può essere una errata diagnosi o una errata prescrizione di farmaci.

Tra errori e presunti tali

L’errore medico è un principio generale che può essere definito come un intervento, una terapia o una diagnosi non corretta che, invece di portare un beneficio al paziente, produce un peggioramento della sua Salute.

Indipendentemente dall’evoluzione della sua patologia, ma dovuto all’intervento medico errato. Sotto questa voce ricadono una serie di episodi che vengono sommariamente etichettati come "malasanità".

Già in precedenza avevamo parlato di questo preoccupante fenomeno, soprattutto oltreoceano dove, secondo una ricerca condotta da una università americana, si era stimato che solo nel 2013 ben 250mila americani avevano perso la vita a causa di un errore medico.

In pratica la “colpa medica” rappresenta la terza causa di morte di tutti i cittadini americani, subito dopo quelle per problemi cardiaci (611mila) e per il cancro (585mila)! Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sta monitorando questo fenomeno, studiando e proponendo sistemi per arginare il problema. Si può partire da una codifica rigorosa delle patologie, come il codice ICD (dall'inglese International Classification of Diseases) ovvero una classificazione standard per gli studi statistici ed epidemiologici, nonché uno strumento di gestione di salute pubblica. Approvato nel 1990, nel 2017 è attesa l’undicesima edizione.

Secondo una recente indagine del Censis, che ha fotografato lo status della salute in Italia negli ultimi 50 anni, nel passaggio dal secondo al terzo millennio, nella società si è registrato anche un cambiamento nel rapporto con il proprio medico.

Da interlocutore ossequiato e ascoltato a mero consulente sul proprio stato di salute e, in caso di intervento non riuscito, pronti ad adire le vie legali, indipendentemente dalla fondatezza delle motivazioni. Intanto la classe medica si sta organizzando, attivando polizze assicurative per la copertura di tutte le possibili lesioni colpose, da colpa medica. Il dibattito è attuale e si dibatte su obbligatorietà dell’assicurazione, su chi paga il premio assicurativo (per i sanitari che lavorano in strutture organizzate), in quali casi è lecito parlare di colpa medica e in quali invece no.