Oggi lunedì 16 gennaio è il Blue Monday, ovvero alla lettera il giorno più triste dell'anno. La notizia è stata riportata da molti giornali e quotidiani italiani. Secondo alcuni calcoli matematici il giorno più triste dell'anno cade proprio oggi terzo lunedì di gennaio.
In realtà fu anni fa lo psicologo Cliff Arnall che formulò una sorta di equazione matematica nel definirne le variabili: le giornate più corte, il meteo sfavorevole, le festività natalizie ormai trascorse, i sensi di colpa per i soldi spesi durante le feste o per essersi lasciati andare un po' troppo a tavola, senza dimenticare la ripresa del lavoro che è fonte di stress già di per sè.
Inoltre abbiamo ancora un anno tutto davanti e bisogna trovare delle risorse motivazionali per riuscire ad affrontarlo al meglio. Insomma questa serie combinata di fattori concorrerebbe a rendere il terzo lunedì del mese di gennaio il giorno più triste dell'anno.
In Gran Bretagna il Blue Monday viene preso molto sul serio: ad esempio i medici della British Dietetic Association suggeriscono di mangiare più del solito per superare questo momento di tristezza purché ovviamente non si vada ad eccedere. Insomma il cibo come compensazione e valvola di sfogo.
Blue Monday: giorno della tristezza o bufala?
In realtà però quello che ormai è diventato una sorta di rito che si ripete ogni anno non sarebbe altro che una trovata pubblicitaria.
Ovvero secondo gli stessi britannici tutto nascerebbe da una agenzia di viaggi che per incrementare il numero delle prenotazioni delle vacanze che dopo le festività natalizie risultano in netto calo, si sarebbe inventata il Blue Monday. Insomma detto in altri termini non si tratta che di una mossa di marketing se non di una vera e propria bufala.
Ed in effetti ragionandoci sopra ci si accorge subito che i conti non quadrano. Ad esempio se prendiamo in considerazione il meteo dobbiamo tener conto del clima di quale paese stiamo considerando, che ovviamente non è uguale ad ogni latitudine ed è molto variabile nella stessa Europa. Ed ancora: per chi è induista la fine delle feste di Natale non possono certo costituire un motivo di pena o di tristezza.