Il direttore del reparto malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano Massimo Galli è intervenuto martedì 15 settembre nel corso della trasmissione Cartabianca, in onda su Rai 3. "Non sono affatto convinto che ci libererà entro sei mesi" ha dichiarato il professore, parlando delle previsioni sul Coronavirus effettuate dal ministro della Salute, Roberto Speranza, il quale ha detto che probabilmente entro un semestre troveremo un vaccino o una cura. Galli ritiene che anche se è difficile che potremmo trovarci di fronte a una seconda ondata della stessa portata della prima, allo stato attuale il numero dei contagiati e dei ricoverati è in crescita.

Quindi non bisogna essere del tutto ottimisti: "Prima di dichiarare che ne siamo fuori, ci vorrà il massimo delle attenzioni e delle cautele" ha aggiunto.

Il professore si pronuncia sulla riapertura delle scuole

"Io mi auguro che tutto finisca per essere controllato e gestito in maniera da non avere un vero aumento di focolai che poi possono diventare incontrollati" ha asserito il professor Galli in merito allo scenario che si prospetta con la riapertura delle scuole. Secondo l'infettivologo è evidente che se tante persone frequentano gli stessi luoghi nello stesso momento, potrebbe verificarsi un aumento dei casi. Ma la situazione potrebbe essere gestibile "se saremo capaci di farlo". Ciò che preoccupa maggiormente Galli sono la tempistica legata ai test e l'intervento sanitario negli istituti scolastici.

Galli sui test rapidi

Per quanto concerne i nuovi test dei quali si sta parlando in quest'ultimo periodo, che dovrebbero fornire un risultato in tre minuti solo prelevando la saliva, il professore ha sottolineato: "Di questo sappiamo ancora pochissimo. Però abbiamo dei tamponi, meno comodi da fare, che verosimilmente hanno molti più dati a loro favore".

I tamponi dei quali ha parlato Massimo Galli consentono di ottenere un responso in 15 minuti e si possono effettuare sul posto. Inoltre questi test "potrebbero essere anche appaiati a una diagnosi differenziale con l'influenza", sempre se, a parere di Galli ci si organizza con degli operatori pronti a farli sul posto.

Altrimenti "tutto questo resta utopia", ha chiosato l'infettivologo.

L'ipotesi di ridurre i tempi della quarantena a dieci giorni

In merito alla possibilità di ridurre i tempi della quarantena che ad oggi sono fissati a 14 giorni, il professore di Malattie Infettive dell'Università Statale di Milano si è dichiarato favorevole solo se "vengono ridotti sulla base di un test". Il docente ha infatti spiegato che agli esordi della pandemia, l'Oms ha previsto che la quarantena fosse di due settimane basandosi sulla "stima dei tempi di incubazione" del coronavirus. Ma sulla base del fatto che un terzo dei soggetti infettati è asintomatico, a parere del professore "diventa difficile stabilire se dopo i 14 giorni, una persona la malattia ce l'ha o non ce l'ha".

Galli ha precisato che i Paesi dovrebbero organizzarsi in modo tale da "dare delle risposte, in tempi ragionevoli, sulla presenza o meno dell'infezione", riducendo così in modo significativo "questo standby di persone che potrebbero essere produttive nelle loro normali attività, nel momento in cui liberate da un test".

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