In vista del via del Giro d’Italia 2016, primo Grande Giro della stagione, l’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) ha finalmente fatto luce su come funziona il suo sistema di controllo dei motorini nelle bici per cercare di stornare ogni dubbio sulla credibilità delle corse e dei loro risultati.

Il caso è esploso per la prima volta proprio a inizio anno ai Mondiali di Ciclocross, quando Femke van den Driessche è passata alla storia per essere la prima atleta “pizzicata” con il nuovo congegno in gara.

Ma di doping tecnologico si parla già da diversi anni nel Ciclismo, con alcuni video che hanno generato diversi sospetti mai chiariti fino in fondo perché mai dimostrati.

L’inchiesta di France2 e Corriere

Successivamente, alla Settimana Coppi&Bartali e alla Strade Bianche, France2 e Il Corriere della Sera hanno sperimentato un sistema di rilevamento basato sulle telecamere termiche. Questo sistema ha indicato circa una decina di casi sospetti.

Da lì è nata una polemica - portata avanti da diverse testate del settore - contro UCI, rea di preferire un sistema basato su dei semplici tablet ritenuto poco affidabile da molti esperti.

Ecco perché martedì 3 maggio 2016, nel quartier generale svizzero di Aigle, nel corso di un’affollatissima conferenza stampa l’Unione Ciclistica Internazionale ha ritenuto di dover spiegare e dimostrare come funziona il suo sistema di rilevamento del doping tecnologico.

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Ciclismo

Un tablet “dopato” contro il doping

In sostanza si usa un iPad Mini, appositamente rielaborato da un’azienda inglese che produce endoscopi digitali per produrre un campo magnetico da “sparare” sul telaio e sulle ruote della bici.

Il test dimostrativo ha funzionato: sulle bici “vergini” il tablet non ha rilevato nulla, mentre con quelle “elaborate” evidenziava dei valori anomali che poi venivano confermati dalla presenza di un motorino nel telaio.

Basta questo per porre fine alle speculazioni? Non proprio: il rilevamento del doping tecnologico non può infatti essere applicato in corsa ma solo quando le bici sono ferme, quindi prima della partenza o al traguardo: e se meccanici molto solerti sostituissero la bicicletta nel frattempo?

Per contro, UCI sostiene che al momento non esistono alternative, perché le telecamere termiche possono creare problemi in corsa e non sono affidabili al 100% per rilevare delle frodi.

La sensazione è che l’esplorazione di questa nuova frontiera sia solo agli inizi, mentre le bici col motore sono già arrivate a livelli di sofisticazione che per qualcuno sono difficili anche solo da immaginare.

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