La Russia non parteciperà ai Giochi Paralimpici 2016 di Rio de Janeiro. La decisione già presa lo scorso 7 agosto dal Comitato paralimpico internazionale è stata confermata dal Tas di Losanna l’esclusione è motivata dallo scandalo sul doping che ha coinvolto la federazione russa. Il ricorso, quindi, è andato a vuoto e, tra il clamore suscitato a livello mondiale, il primo ministro russo Dmitri Medvedev si è scagliato contro la decisione usando espressioni come “decisione cinica”, “colpo a tutti i disabili”, insinuando peraltro che questa esclusione sia dettata più da motivazioni politiche che dal problema doping.

Era proprio il caso di escludere la Russia?

Il Tribunale arbitrale dello sport sostiene che la scelta presa dal Comitato paralimpico internazionale sia “proporzionata ai fatti”, aggiungendo che la Russia ha trasmesso nel proprio ricorso nessun tipo di prova che “contraddica” ciò che è emerso nei giorni passati. Ovvero? Il rapporto McLaren, rivelante un sistema per ingannarei test antidoping, applicato dalla Russia in occasioni di eventi passati quali le Olimpiadi di Sochi e i Mondiali di nuoto del 2015. Ma mentre il Cio, per le Olimpiadi di Rio, si è “limitato” ad ammettere gli atleti russi alle Olimpiadi di Rio a determinate condizioni, l’Ipc è andato oltre, scegliendo una linea drastica, sostenuta dai trentacinque casi di positività rilevati in varie discipline paralimpiche imboscati in un periodi di quattro anni.

Ecco perché il Tas ha ribadito la decisione e ritenuto la Russia incapace di rispettare i codici antidoping. La delegazione degli atleti russi valuta il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Non esistono precedenti alla decisione presa dall’Ipc. Che neanche il Cio ha mai adottato. Per trovare tracce di esclusione di un paese dalle Olimpiadi bisogna risalire al 1964, anno in cui il Sudafrica fu escluso dalle Olimpiadi di Tokyo a causa dell’apartheid, ma fu invece ammesso ai Giochi Paralimpici.

La reazione di Pancalli e la delegazione azzurra

Tra le reazioni nel mondo sportivo all’esclusione della Russia non poteva mancare quella di Luca Pancalli, presidente del Compitato paralimpico italiano.

Naturale l’amarezza per una decisione che fa male a tutto il mondo dello sport paralimpico, che però “è fatto di regole” (sostiene Pancalli) e anche se dispiace “quando qualcuno sbaglia”, le regole vanno rispettate, tanto più se il Tas ha deciso di confermare la scelta di tenere fuori dall’edizione 2016 un paese come la Russia, a cui Pancalli augura di andare avanti e tornare il prima possibile. L’Italia figura tra i 176 paesi che parteciperanno alla quindicesima edizione dei Giochi Paralimpici, che si svolgeranno per la prima volta in Brasile e proprio nel Belpaese tennero la loro prima edizione, a Roma 1960. La delegazione azzurra, questa volta, si presenta con 94 atleti, di cui 38 sono donne e 56 uomini.

Si cimenteranno nelle seguenti quattordici discipline (tra parentesi il numero di atleti): atletica leggera (12), canoa (3), canottaggio (6), ciclismo (13), equitazione (4), nuoto (20), powerlifting (1), scherma (7), tennis (3), tennistavolo (7), tiro con l’arco (8), tiro a segno (3), triathlon (3), vela (6). Se a nuotatrice Federica Pellegrini è stata la portabandiera della squadra azzurra alle Olimpiadi, ai Giochi Paralimpici lo sarà Martina Caironi, atleta di 27 anni che pratica il salto in lungo e corre sui 100 metri; vanta in carriera l’oro ai Giochi di Londra 2012 nei 100 metri piani e tre ori ai mondiali paralimpici tra 2013 e 2015 (due sui 100 m. e uno nel salto in lungo, sempre in categoria T42).

Oltre a lei, la delegazione azzurra conta nomi di spicco quali sono la primatista mondiale del getto del peso Assunta Legnante, il ciclista Alex Zanardi,o il talento emergente di Bebe Vionella schermanella scherma; sarà la prima volta per Emanuele Di Marino. L’Italia, però, non si è qualificata in nessuna delle discipline a squadre. La Rai seguirà l’evento con 200 ore di diretta.