D'accordo, una rondine non fa primavera, ma due? Due vittorie consecutive lasciano il segno sia per Ducati che, soprattutto, per Andrea dovizioso, l'antidivo per eccellenza, il centauro che da sempre è vicino alle prime posizioni, ma che non è mai stato celebrato come campione imbattibile e, in particolar modo, come pretendente al titolo.

Invece il Dovi, ad un terzo inoltrato di campionato, ha vinto due gare di fila, si è avvicinato sensibilmente alla vetta del mondiale (se non fosse stato "abbattuto" in Argentina sarebbe in testa), e rilancia le chance iridate di Borgo Panigale senza chiedere il permesso a nessuno, nemmeno a quei vertici che, forse per stimolarlo, hanno rischiato di demotivarlo.

Era chiara l'insoddisfazione della Ducati verso i piloti quando c'è stato il ballottaggio tra Iannone e Dovizioso dopo l'annuncio dell’ingaggio faraonico di Lorenzo, così come era chiaro che con il campione spagnolo si sarebbe puntato a stravincere, e forse quest'obiettivo verrà raggiunto perché, dopo un inizio complicato, l'ex Yamaha sta capendo come va guidata questa moto "difficile". Nel frattempo però, "DesmoDovi" sta cominciando a raccogliere i frutti di un lungo lavoro di messa a punto.

I limiti della Desmosedici non sono svaniti di colpo

Forse rivedremo le "rosse" in affanno su qualche altro circuito, dove la mancanza di rettilinei abbastanza lunghi e la presenza di curvoni impegnativi evidenzieranno le lacune delle moto italiane.

Ad ogni modo, due vittorie consecutive vorranno pur dire qualcosa, ovvero che dietro le quinte si sta lavorando sodo per rinverdire le annate d'oro targate Stoner.

Lorenzo, dal canto suo, durante il Gran Premio di Catalogna, probabilmente ha gestito le gomme con troppa impulsività: del resto nei primi giri si trovava in testa, e deve aver avvertito la necessità di dimostrare a se stesso e al team che può essere competitivo in sella ad una Ducati. Per la prima volta in questa stagione, è apparso a suo agio sulla moto, riuscendo anche a fare delle staccate "alla Marquez" e, dopo una piccola crisi, rimontando fino alla quarta posizione, concludendo la gara a soli 9 secondi dal vincitore, rispetto agli almeno 14" delle corse precedenti.

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Il campione spagnolo sta imparando (e, anche se ha vinto 5 titoli mondiali, deve metterci tanta umiltà) a gestire la Ducati, si sta pian piano rendendo conto che alcuni difetti possono essere smussati - persino sfruttati in certe situazioni -e il lavoro di crescita graduale comporta un lavoro enorme da parte dei tecnici. Lorenzo sa che con questa moto si può e si deve vincere: andare sotto al podio ad applaudire Dovizioso vuol dire saper far parte della squadra, vuol dire essere consapevole delle proprie potenzialità che, se accoppiate al potenziale della Desmosedici, potrebbero dare risultati duraturi.

Di conseguenza, è necessario continuare a lavorare nella giusta direzione e, come dice bene il Dovi: "piedi per terra!"

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