La “grande partenza” in Israele del prossimo Giro d’Italia [VIDEO] ed un eventuale partecipazione dell’Israel Cycling Academy potrebbero rappresentare il definitivo coronamento di un sogno per Awet Gebremedhin, uno scalatore eritreo di 25 anni, con un passato incredibilmente diverso da ogni suo collega. Un passato difficile, che lo ha segnato, ma che lo ha anche caricato di una straordinaria voglia di arrivare lontano.

In fuga verso un sogno

La sua strada verso il professionismo non parte da una bici con le rotelle, da un completino di seconda mano o roba simile, ma da una “fuga” dal suo paese per andare verso l’Europa benestante, nella quale inseguire un sogno chiamato professionismo.

Nel 2013, dopo una gara in Italia [VIDEO], decide di non fare rientro nel proprio paese, dove verosimilmente avrebbe perso ogni possibilità di diventare professionista, da lì arriva da clandestino in Svezia, dove è costretto a nascondersi in casa di amici per timore di un arresto ed un rimpatrio che vanificherebbero ogni sforzo. “Fu un momento tremendo, non potevo uscire in strada per allenarmi e l’unico modo per tenere il mio fisico asciutto e adatto al #Ciclismo era non mangiare. Sopportare i crampi della fame per tenere viva la speranza.”

Nel novembre del 2015 arriva lo status di rifugiato e con esso la possibilità di muoversi liberamente per cercare di guadagnare il necessario per acquistare una bici e gli indumenti adatti con cui allenarsi e cercare di ottenere un contratto.

“Per tre mesi ho raccolto e venduto bottiglie di vetro vuote, il tutto per racimolare qualcosa; avrei voluto chiamare i miei familiari, ma non potevo, mi vergognavo; ero partito per aiutarli, ma non ero in grado di farlo”.

Nel 2016 la chiamata del team amatoriale Marco Polo e nel 2017 il grande, grandissimo salto: il contratto con la Kuwait-Cartucho.es, la squadra continental in cui milita Davide Rebellin, per intenderci, con la quale ottiene una lunga serie di piazzamenti di buon livello in gare europee (Volta a Portugal, Vuelta Castilla y Leon, Tour de la Provence).

Tuttavia la mancata conferma nel team Continental lo rigetta nel baratro. Mille difficoltà e la paura di perdere tutto prendono di nuovo il sopravvento fino ad un intervento provvidenziale dello staff della Marco Polo, che gli fornisce ottime referenze, e della fortuna, quella che in seguito a vicissitudini politiche tra Donald Trump ed il mondo musulmano, fa sì che il ciclista turco Ahment Orken, in forza all’Israel Cycling Team, abbandoni la squadra, mettendo a disposizione di Awet lo slot tanto agognato e con esso la possibilità di continuare ad inseguire quel sogno chiamato Giro d’Italia [VIDEO].

"Non riesco ancora a crederci," confessa Gebremedhin. "ho inseguito questa opportunità per una vita intera; ci sono stati momenti di buio e disperazione in cui avevo quasi perso ogni speranza che questo miracolo potesse realmente accadere, ma ora che il sogno è diventato realtà posso dire che ne è valsa la pena." #Rifugiati #sport