Tyson Fury torna sul trono dei pesi massimi conquistando la cintura WBC e lo fa nella maniera più prepotente possibile. Non si limita a dominare Deontay Wilder dal punto di vista tecnico, ma lo irride e lo demolisce facendogli conoscere la prima sconfitta della carriera. Un ko tecnico alla settima ripresa, con l'ex campione ancora lucido, ma annebbiato dai troppi colpi subiti ed incapace di trovare contromisure valide se non quelle di legare costantemente lo scatenato britannico. Una lezione durissima che stravolge definitivamente i vertici della categoria e pone Fury nel ruolo di uomo da battere.

Dopo questa affermazione così netta contro un avversario che non era mai andato al tappeto nella sua carriera, bisogna davvero riconoscere al Gypsy King ciò che gli appartiene di diritto: un vero trono.

Fury impone la sua legge fin dalle prime riprese

Tyson Fury è il primo a fare il suo ingresso nell'arena: coperto da un mantello regale e la testa coronata, è seduto su un trono sospinto ai lati da quattro seducenti 'ancelle'. Si alza e ringrazia la folla in delirio, tramite una scala rossa scende dal suo 'avamposto reale' e sale sul ring dove ad attenderlo potrebbe esserci il vero trono dei pesi massimi. Poi arriva il turno del campione del mondo ed anche lui reca una corona in testa. Deontay Wilder indossa la consueta maschera ed una sorta di 'armatura' che lo fa sembrare quasi un antico samurai.

Alle sue spalle, come da costume in bella mostra, c'è la cintura mondiale WBC. Il combattimento inizia con l'atteso copione: Wilder cerca di farsi strada con il jab per innescare il destro, Fury lo studia e poi si piazza al centro del ring, i suoi colpi non fanno male ma vanno a segno a differenza del Bronze Bomber che non riesce a prendere la misura.

Nulla di eccezionale in questo primo round e nemmeno nel secondo dove lo sfidante si fa nuovamente preferire per la sua abilità tecnica: il meglio, però, deve ancora venire.

Terrificante uno-due e Wilder crolla

La terza ripresa vede ancora Fury al centro del ring, stavolta il britannico è più aggressivo.

Wilder capisce che il suo jab non punge, cerca di affidarsi ad alcuni colpi larghi che l'avversario schiva elegantemente, per poi andare in rapide combinazioni che hanno l'effetto di confondere le idee del campione del mondo: su una di queste Wilder viene centrato in pieno volto e tra l'incredulità del pubblico finisce al tappeto. Si rialza, il conteggio dell'arbitro è ovviamente di routine, con Fury che cerca poi di pressarlo: Wilder lo lega, ma viene nuovamente raggiunto dal britannico e scivola ancora giù, la campana arriva come una benedizione per il pugile dell'Alabama. Quando i due pugili rientrano sul quadrato, Fury continua la sua danza, un Wilder irriconoscibile non riesce a frenarlo.

Il britannico lo tempesta di colpi ed il campione cerca semplicemente di legare e subisce, il Gypsy King si aggiudica anche questa ripresa. Nella quinta si capisce che il regno di Wilder sta per finire, non si è mai visto il Bronze Bomber incassare un numero così elevato di colpi: un altro gancio sinistro di Fury lo fa barcollare, poi arriva il raddoppio al corpo che lo buttà già come il tronco di un albero. Wilder si affida alla forza della disperazione e riesce anche stavolta ad arrivare alla campana.

La fine del match

Nel sesto round un Wilder decisamente in confusione mentale cerca di opporsi alla dura lezione che sta subendo, ma non c'è storia. Non riesce ad evitare i colpi di Fury che non sono devastanti, ma adesso fanno male.

Di contro è troppo provato per affidarsi alla sua celebre 'dinamite', il britannico sembra averla disinnescata. Tuttavia, pur perdendo la sesta ripresa su sei disputate, lo statunitense riesce ancora a vivacchiare nella speranza di un miracolo. Si arriva invece all'epilogo scontato nel settimo round, Fury preme sull'acceleratore e chiude Wilder all'angolo: lo colpisce al volto con due ganci ed il Bronze Bomber è visibilmente provato. L'arbitro lo scruta e poi si pone tra i due pugili decretando il successo di Tyson Fury per ko tecnico. Wilder è lucido, protesta duramente, ma probabilmente la decisione ha soltanto sancito in anticipo ciò che sembrava inevitabile. Il Gypsy King leva le braccia al cielo e può assaporare la gioia di essere nuovamente campione del mondo: e pensare che meno di due anni fa sembrava un pugile finito.

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