Il pugile Clemente Russo punta alla quinta olimpiade. I Giochi di Tokyo sono stati rinviati di un anno a causa dell'emergenza sanitaria, nel 2021 il casertano svolterà per i 39 anni e dopo una lusinghiera carriera tra i dilettanti il suo sogno resta la medaglia d'oro che gli è sempre sfuggita. Nel 2008 a Pechino aveva collezionato 'scalpi' illustri, tali sarebbero stati in futuro Oleksandr Usyk e Deontay Wilder, prima di arrendersi in finale a Rakhim Chakhkiev. Quattro anni dopo, in quel di Londra, Usyk si sarebbe preso la sua rivincita battendolo nella finale per il metallo più prezioso. Nel suo palmares anche due titoli mondiali dei dilettanti nel 2007 e nel 2013, il titolo europeo nel 2005 e la vittoria ai Giochi del Mediterrano nel 2005 e 2009.

Non ha tentato la carriera da professionista, in Italia oggi non è semplice se mancano sponsor e risorse economiche. Difficile ipotizzare quella che sarebbe stata la sua parabola tra i 'pro'.

Di Clemente Russo ha parlato recentemente Danny Price, ex campione britannico dei dilettanti che ha avuto anche una breve carriera da professionista. Quest'ultimo aveva affrontato Russo a Chicago nel 2007, perdendo al primo turno dei mondiali dilettanti: il suo parere sul pugile italiano è abbastanza singolare, non lo ritiene un fenomeno, ma allo stesso modo sottolinea che era pericoloso per tutti sul ring. Motivo per cui non è affatto sorpreso che sia riuscito a vincere contro futuri campioni del mondo 'pro' del livello di Wilder e Usyk.

'Non è tecnicamente eccezionale, ma efficace in quello che fa'

"In cosa era bravo Clemente Russo è difficile da dire - sottolinea Price in un'intervista a Sky Sports - perché non è mai stato tecnicamente eccezionale o bello da guardare, ma sicuramente efficace in quello che fa".

Secondo il britannico, la qualità migliore del pugile casertano è la sua mobilità sul ring: "Lui è difficile da colpire perché è piccolo, dunque cerchi sempre di dare un pugno in giù quando lo affronti.

Ha tenuto bene, ha grandi riflessi anche se non ha colpito duramente, ha comunque tirato pugni da diverse angolazioni. Tutti sono abbastanza simili da dilettanti, ma lui non lo era, non era 'ortodosso'. Tutte le volte che ha avuto possibilità di vincere lo ha fatto".

'Non mi sorprende che abbia battuto Wilder e Usyk'

Alla domanda se sia stato sorpreso che a Pechino nel 2008 Russo abbia battuto Usyk e Wilder, Danny Price scuote la testa. "Non sono sorpreso, Wilder non è mai stato un buon pugile ma è soltanto un picchiatore. Usyk è un pugile nettamente migliore, ma se non riesci a colpire un avversario sul ring diventa difficile vincere. Su Wilder, comprendo perfettamente perché Russo lo ha battuto: tra i dilettanti lo avrebbe sconfitto dieci volte su dieci".

La domanda che molti si pongono riguarda la carriera di Russo tra i professionisti, qualora avesse fatto questa scelta. Come sarebbe stata? "Magari non sarebbe andato molto lontano - dice l'ex pugile britannico - perché non colpisce molto forte.

Ma non è corretto dirlo, perché molti buoni pugili dilettanti non hanno poi avuto una grande carriera tra i professionisti, sono due cose nettamente diverse e molto dipende da come si sarebbe adattato".

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