C'era una volta la 'regina di Roma'. La tennista Gabriela Sabatini ha trionfato quattro volte al Foro Italico a cavallo tra gli anni '80 e '90 disputando complessivamente sei finali. Il pubblico italiano la amava e la sosteneva come una tennista di casa: per il suo fascino, ma anche per tanto talento e la sua grande grinta sul campo. Il suo ritiro, quando aveva soltanto 26 anni, lasciò un vuoto in coloro che l'avevano ammirata fin da quando era una ragazzina.

Ma 'Gaby' non è mai tornata indietro e, anzi, ha sovente dichiarato che dopo aver appeso la racchetta al chiodo si è sentita 'libera'. In un'intervista rilasciata qualche anno addietro a La Nacion ha ammesso di essere stata "una ragazza timida, la cui personalità è stata forgiata dal Tennis".

Sport al quale deve la sua grande popolarità, ma che per certi versi ha 'imprigionato' la sua vita. "Il tennis è solitudine e per le donne è più difficile star sole", ha dichiarato lo scorso anno a Parigi quando, in occasione del Roland Garros, venne invitata per ritirare un premio. Oggi, 16 maggio, Gabriela ha compiuto 50 anni, un traguardo importante. L'ex tennista argentina ha concesso una lunga intervista a Bild.

'Non ho mai odiato Steffi Graf'

Dieci stagioni terminate tra le prime 10 tenniste Wta con il numero 3 del ranking ottenuto nel 1989, 39 tornei vinti tra singolare e doppio, un solo Slam in bacheca, gli US Open del 1990. In tanti sostengono che la sua carriera poteva essere più ricca di successi, tra questi anche la mitica Martina Navratilova che definiva la Sabatini 'una grande tennista che, però, non ha usato tutto il suo talento sul campo'.

"Martina è sempre stata molto generosa - dice 'Gaby' - e quando parlava, commentava sempre il mio gioco o mi incoraggiava a continuare. Era molto importante che Martina mi dicesse qualcosa, con tutta l'ammirazione che provavo per lei. Era una grande atleta ed una grandissima persona e le sono sempre molto grata per le sue parole".

Celebre la sua rivalità con Steffi Graf: si sono affrontate 40 volte e, sebbene il bilancio sia decisamente favorevole alla tedesca, la Sabatini è l'unica tennista che può vantare 11 vittorie nei confronti diretti con la 22 volte vincitrice di Slam. "Non ho mai odiato Steffi, la nostra rivalità è stata solo sul campo e certamente lei ha ottenuto il meglio dal mio tennis.

Io ho avuto la fortuna di averla come rivale. Nel corso degli anni, quando abbiamo smesso di giocare, ci siamo molto avvicinate, io ammiro molto Steffi, l'ho sempre ammirata ed è una bellissima persona".

Il cronista cita le parole di chi definisce la Sabatini 'il non numero uno più ingiusto della storia del tennis', ma lei non condivide questa visione: "Ho la sensazione che siano stati anni meravigliosi in cui ho dato tutto e ottenuto risultati straordinari. E sì, vuoi essere la numero uno, ma non lo trovo ingiusto (non essere stata tale), non la vedo in questo modo".

La carriera di 'Gaby' in tre istantanee

La possibilità di tornare indietro con uno schiocco di dita, quali sono i momenti della carriera che Gabriela Sabatini ricorda con maggiore piacere?

"Le due finali a Roma contro Monica Seles - dice l'ex tennista sudamericana - e il torneo Hilton Head del 1985, quando ho giocato quasi tre partite in un giorno. Ho finito la partita con Pam Shriver, ho battuto Manuela Maleeva e ho giocato la finale con Chris Evert. Avevo 14 anni. Sono momenti che ricordo molto bene perché hanno a che fare con le emozioni: provavo una fiducia che non avevo mai sentito prima. Avevo la sensazione che tutto sarebbe andato bene per me".

Ma ovviamente l'emozione più grande resta la vittoria agli US Open, il primo e unico Slam della sua carriera. "L'ultimo punto contro Steffi è stata la cosa più grande che potesse accadermi e quella sensazione era la risposta a tutto, agli sforzi di tanti anni.

Una sensazione di sollievo unica".

La Sabatini ha poi parlato di Monica Seles con la quale ha avuto un grande rapporto d'amicizia, ma a suo dire è stata anche tra le avversarie più difficili da affrontare. Tra le rivali in tal senso, però, cita particolarmente Arantxa Sanchez. "Aveva uno spirito combattivo dal primo all'ultimo punto, correva fino all'ultima palla, una giocatrice davvero difficile da affrontare".

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