Il ciclismo italiano sta vivendo un momento di difficoltà e Giovanni Visconti, ex campione nazionale e oggi talent scout internazionale, lo conferma senza mezzi termini. In esclusiva ai microfoni di Blasting News durante la Coppa Sabatini di Peccioli (Pisa), l’ex corridore ha parlato della situazione attuale del movimento, dei giovani talenti, delle prospettive della nazionale per il Mondiale in Ruanda e dell’importanza di avere un campione che trascini il movimento, magari come Jannik Sinner ha fatto nel tennis.
Il ciclismo italiano in crisi? “Non mancano i giovani, ma le strutture”
Giovanni Visconti, vincitore di 34 corse in carriera e due volte primo proprio nella corsa di Peccioli, si è espresso sulla condizione attuale del ciclismo italiano: “La risposta è complessa, ma il problema è chiaro: mancano le strutture.
I giovani italiani ci sono e le squadre straniere fanno a gara per prenderli. Ma in Italia non c’è una squadra World Tour capace di costruire un progetto solido”.
Visconti, oggi talent scout per il Team AlUla, racconta di girare tutta Europa per seguire le categorie juniores e conferma il valore dei giovani italiani. Tuttavia, ribadisce che senza un sistema professionale strutturato, è difficile farli crescere fino all’alto livello.
Mondiale in Ruanda: Pogacar il favorito, ma l’Italia c’è
Guardando al presente, Visconti si è soffermato sul Mondiale 2025 in Ruanda, un evento storico per la sua collocazione in Africa, segnale di un ciclismo sempre più globale: “La scelta del Ruanda riflette l’evoluzione del ciclismo: non è più solo Europa.
E ci sono corridori forti da altri continenti”.
Sul piano sportivo, Tadej Pogacar è l’uomo da battere anche in Africa: “Non dico che si corra per il secondo posto, ma tutti sanno che il faro della corsa sarà lui”.
Nonostante ciò, Visconti si mostra fiducioso verso la spedizione azzurra: “Abbiamo una nazionale equilibrata con gente come Ciccone e Bellizzari, che possono dire la loro”.
Serve un campione italiano che faccia da traino
Infine, un passaggio decisivo sul futuro: quello che manca al ciclismo italiano, secondo Visconti, è un leader carismatico, un volto capace di ispirare una nuova generazione: “Il campione fa la differenza. Ci serve un Sinner del ciclismo, qualcuno che faccia venire voglia ai ragazzi di prendere una bici invece che un pallone o una racchetta, perché solo così si può costruire una base solida per il futuro del nostro movimento”.
Come nel caso di Pogacar in Slovenia o Sinner in Italia, anche il ciclismo ha bisogno di un riferimento nazionale capace di riaccendere l’entusiasmo popolare. “Spero che uno dei nostri giovani talenti possa presto diventare quel tipo di leader”.