L'Italia del tennis si è spostata questa settimana dalle ATP Finals di Torino a Bologna, dove l'Italia difende il titolo di Coppa Davis. Due vittorie consecutive nel 2023 e 2024 e l'onore di giocare in casa hanno fatto di noi i favoriti anche quest'anno. Dopo le defezioni di Sinner e Musetti, abbiamo dovuto ricorrere alle seconde linee, e hanno subito fatto il loro dovere. Berrettini ha vinto il primo punto contro il Belgio, e Cobolli ha giocato una gran partita qualificandoci per la semifinale.

Se anche avessimo dovuto ricorrere alle terze linee, non avremmo sfigurato.

L'Italia infatti ha ben 12 giocatori nei primi 150 del mondo, e sono quasi tutti molto giovani. La miglior generazione di tennisti che si sia mai vista nel nostro paese.

Per qualunque appassionato di tennis italiano è fantastico vivere questo periodo storico. Mai avevamo avuto un tennista così forte, e mai avevamo avuto tanti tennisti nella top 100. Ed oltre a Sinner e a tutta la banda che lo insegue, ci sono la Paolini e uno dei doppi più forti del mondo, Bolelli-Vavassori. Per decenni in Coppa Davis sono arrivate solo delsioni e sconfitte. Ma da qualche tempo siamo diventati all’improvviso un paese di tennisti, e uno sport che fino a pochi anni fa era relegato in fondo ai giornali, oggi è sempre in copertina.

I puntuali e meravigliosi articoli di Rino Tommasi e Gianni Clerici infatti, erano raramente in prima pagina.

Vedendo il dominio di Sinner oggi, è impossibile non sorridere pensando ai lunghi anni durante i quali i nostri giocatori, pur talentuosi e pieni di buona volontà, faticavano a vincere un ATP 250. Dal ritiro di Adriano Panatta nei primi anni ottanta, l’Italia del tennis no ha più avuto un giocatore vincente. Tante promesse non mantenute, molti giocatori anonimi, qualche talento puro ma ingestibile.

Gli anni bui in Coppa Davis

In Coppa Davis siamo stati in “serie B” per 11 anni, dal 2000 al 2011, e nel 2003 siamo scesi addirittura nel World Group II dopo aver perso contro Marocco e Zimbabwe.

Fatta eccezione per una finale raggiunta nel 1998, e persa in casa contro la Francia, abbiamo collezionato disastri e figuracce un po’ ovunque.

Il massimo dell’emozione per anni sono state le sfide di Coppa Davis commentate da Galeazzi, con Canè e Nargiso capaci ogni tanto di compiere qualche miracolo. O Camporese che sconfiggeva Lendl nella finale di Rotterdam 1991, un evento che per anni è stato tramandato come fosse una leggenda. C’era gente che non ci credeva.

A Wimbledon, il miglior risultato di un italiano/a per decenni sono stati i quarti di finale raggiunti dalla Golarsa nel 1989. La piccola milanese aveva osato andare avanti addirittura di un break nel set decisivo contro sua maestà Chris Evert, arrivando a due punti dalla vittoria.

Ma tra quelli davanti alla tv a fare il tifo per lei, in pochi ci credevano veramente. I quarti di finale di Wimbledon sembravano la cima dell’Everest.

Si vedevano vincere giocatori di tutti i paesi, di quasi tutti i continenti. E noi sempre fuori nei primi turni. Detto che il tennis è uno sport internazionale, in cui si ammira il bel gioco e si fa meno caso alla nazionalità che in altri, dispiace che Tommasi e Clerici non siano qui per godersi questo spettacolo.

Oggi il campione in carica di Wimbledon è italiano. E un altro, Berrettini, ha raggiunto la finale nel 2021. Sinner ha giocato tutte e quattro le finali degli Slam nel 2025, e ne ha vinte due. Ha vinto due Master consecutivi. Abbiamo porta a casa due Davis una dietro l'altra e i bookmakers ci danno favoriti per il tris, di cui non ci sono precedenti nell’era moderna.

Tutta roba che Tommasi e Clerici non avrebbero mai osato nemmeno sognare. Si sarebbero accontentati di molto, molto meno.

Dovremmo quindi assaporare ogni torneo ed ogni vittoria di Sinner e degli altri italiani, senza dare per scontato quello che sta succedendo, perché si tratta di un mezzo miracolo. Perché a quanto pare nel tennis le grandi storie succedono da sole, non le puoi costruire.

Se la formazione di grandi tennisti fosse legata alla quantità di soldi investiti dalla federazione, o alle capacità dei tecnici, non si spiegherebbe come mai gli Stati Uniti non hanno un n.1 maschile né un vincitore di Slam da più di 20 anni. Non abbiamo i dati alla mano, ma siamo abbastanza sicuri che la federazione americana sia una di quelle con il budget più alto.

E nemmeno si spiegherebbe come mai la Spagna oggi non ha nessun tennista emergente o consolidato dietro ad Alcaraz, pur avendo avuto come traino Rafa Nadal per quasi un ventennio.

Per non parlare del fatto che il più grande tennista che si sia mai visto su questo pianeta è nato in Svizzera, dove sono tornati a sciare e a giocare ad hockey, visto che adesso il loro miglior giocatore (con Wawrinka ormai prossimo al ritiro) è il n. 179 del mondo Leandro Riedi.

Siamo dunque stati baciati dagli dei del tennis all’improvviso, dopo essere stati snobbati dagli stessi per due generazioni. Speriamo che duri il più a lungo possibile.