Tadej Pogacar ha concluso la Parigi-Roubaix 2026 al secondo posto, battuto in volata da Wout van Aert nel celebre velodromo. La sua corsa è stata profondamente condizionata da una serie di imprevisti tecnici, in particolare una foratura a circa 120 chilometri dal traguardo, nel settore in pavé numero 22 tra Quérénaing e Maing, costringendo lo sloveno a un inatteso stop.
Costretto a fermarsi, il campione del mondo si è affidato all’assistenza neutra, ricevendo una bicicletta fornita dal servizio Shimano. Pogacar non ha celato il suo disappunto, definendola senza mezzi termini «una carriola».
La bici di riserva si è rivelata inadatta: «L’altezza della sella non era giusta e le gomme non erano adatte a quel tipo di terreno», ha spiegato lo sloveno, problematiche che hanno compromesso efficacia e ritmo di gara.
Le difficoltà dell'inseguimento
Dopo alcuni chilometri con la bici neutra, Pogacar ha dovuto effettuare un nuovo cambio, tornando su una bicicletta della propria squadra. Solo allora ha potuto rilanciare l’inseguimento verso il gruppo di testa. La sequenza di inconvenienti tecnici ha rallentato significativamente la sua azione, imponendogli uno sforzo supplementare. Pogacar ha raccontato ai media sloveni: «Ho corso per un po’ con la ruota anteriore bucata, ma quando ho forato anche quella posteriore non potevo più andare avanti, quindi ho dovuto cambiare la mia bici.
Da Shimano mi hanno dato una ‘carriola’. Ho potuto correre per un po’, ma poi ho dovuto cambiare bicicletta di nuovo. Poi è iniziato l’inseguimento e ho bucato di nuovo».
La resilienza nel finale
Nonostante le difficoltà, Pogacar è riuscito a completare il suo inseguimento proprio all’ingresso della Foresta di Arenberg, uno dei tratti più iconici della Roubaix. Il lungo e dispendioso sforzo ha messo a dura prova il fisico del campione del mondo, che ha raggiunto il velodromo con «gambe simili a spaghetti», come da lui stesso dichiarato. Questo non gli ha permesso di contrastare lo spunto superiore di Van Aert nella volata finale. La sua prestazione, seppur condizionata, ha ribadito la sua straordinaria resilienza e determinazione, rendendolo protagonista di un’edizione memorabile della classica francese.