Rory McIlroy ha scritto una nuova pagina nella storia del golf, conquistando per la seconda volta consecutiva il Masters di Augusta. Un'impresa riuscita in precedenza solo a leggende del calibro di Tiger Woods, Nick Faldo e Jack Nicklaus. La giornata decisiva, disputata domenica 12 aprile, ha visto il campione nordirlandese imporsi davanti al rivale Scottie Scheffler, in un duello che ha tenuto con il fiato sospeso gli appassionati fino all’ultima buca.
McIlroy, visibilmente emozionato, ha dichiarato: “Non posso credere di aver aspettato 17 anni per indossare la green jacket e ora ne ho vinte due di fila”.
Il successo di quest’anno è stato particolarmente combattuto: dopo aver perso un vantaggio di sei colpi nel terzo round, McIlroy si è trovato a inseguire Cameron Young e Justin Rose nella fase finale. Due birdie decisivi intorno ad Amen Corner hanno permesso al nordirlandese di riprendere il controllo del torneo e di chiudere con un colpo di vantaggio su Scheffler, firmando un giro finale in 71 colpi, uno sotto il par.
Un trionfo epico e i protagonisti
Il Masters di Augusta 2026 ha visto anche altri protagonisti distinguersi. Il britannico Tyrrell Hatton ha ottenuto il suo miglior risultato in un major, chiudendo terzo a pari merito. Lo statunitense Russell Henley ha confermato il suo buon momento di forma, mentre Justin Rose, già tre volte secondo al Masters, ha nuovamente sfiorato la gloria.
Tra i primi venti si sono piazzati sette golfisti non americani, tra cui Hideki Matsuyama (vincitore nel 2021), Viktor Hovland e Matt Fitzpatrick.
Con questa vittoria, McIlroy ha consolidato la sua posizione tra i grandi del golf: con sei major in carriera, ora è a pari con Nick Faldo, Lee Trevino e Phil Mickelson. Il suo successo ad Augusta rappresenta anche un simbolico passaggio di testimone verso una nuova generazione di campioni, con Scheffler pronto a raccogliere l’eredità.
La gestione della pressione e i momenti chiave
La vittoria di McIlroy è stata caratterizzata da momenti di grande tensione e una gestione impeccabile della gara. Il suo wedge al 15° par 5 ha rischiato di compromettere il risultato, ma il nordirlandese ha saputo mantenere la calma, salvando il par con un putt difficile alla 16 e una chip decisiva alla 17.
L’ultimo tee shot, finito vicino al fairway della 10, è stato seguito da un colpo di 8-iron in bunker e due putt per il bogey finale, sufficiente per assicurarsi il titolo.
Il torneo ha visto anche ottime prestazioni di Marco Penge e Kristoffer Reitan, entrambi approdati quest’anno sul PGA Tour. La presenza di tanti giocatori internazionali tra i migliori venti conferma la crescente competitività globale del golf. McIlroy, che aveva promesso di voler tornare a indossare la giacca verde, ha commentato con ironia: “Il mio messaggio di commiato lo scorso anno era che non vedevo l’ora di tornare e mettermi la giacca da solo. Non avevo proprio ragione”.