L'attaccante dell'Udinese, Keinan Davis, ha accusato il difensore del Cagliari, Alberto Dossena, di averlo insultato con epiteti razzisti durante una partita. Attraverso una storia pubblicata sul suo profilo Instagram, Davis ha dichiarato: «Questo razzista codardo mi ha chiamato scimmia durante la partita. Spero che la Serie A faccia qualcosa a riguardo, ma vedremo», allegando alla sua denuncia una foto del calciatore rossoblù.
La denuncia sui social
L'episodio è emerso nella serata del 9 maggio 2026, quando Davis ha scelto i social per rendere pubblica la sua denuncia.
L'utilizzo di Instagram come piattaforma riflette la crescente tendenza dei calciatori a denunciare comportamenti discriminatori direttamente, bypassando i canali ufficiali e cercando una visibilità immediata per le loro segnalazioni.
Le attese dalla Serie A
Con la frase «Spero che la Serie A faccia qualcosa a riguardo, ma vedremo», Davis ha espresso una duplice sensazione. Da un lato, la speranza in un intervento concreto da parte delle autorità calcistiche competenti per affrontare l'episodio. Dall'altro, un certo scetticismo riguardo l'efficacia delle misure che potrebbero essere adottate. Questa accusa, così diretta e senza mezzi termini, pone ora la Lega Serie A sotto pressione, sollecitandola a prendere una posizione chiara e decisa in merito all'incidente.
Il contesto del razzismo nel calcio
L'accusa mossa da Keinan Davis non rappresenta un caso isolato nel panorama calcistico. Negli scorsi mesi, infatti, altri giocatori dell'Udinese, come Hassane Kamara, sono stati vittime di insulti razzisti, manifestati principalmente attraverso i social media. Il club friulano ha sempre reagito con fermezza a tali manifestazioni, condannando pubblicamente gli episodi e intraprendendo azioni legali, presentando denunce formali contro gli autori di questi atti discriminatori.
In particolare, il 23 marzo 2026, l'Udinese aveva già pubblicato un comunicato ufficiale in cui condannava con decisione «gli egregi commenti» rivolti sia a Keinan Davis sia a Hassane Kamara.
Il club aveva definito tali comportamenti «assolutamente inaccettabili in una società civile», ribadendo il proprio impegno nel contrastare ogni forma di discriminazione e nel promuovere i valori di rispetto e inclusione.