La corsa alla presidenza della FIGC è iniziata con il deposito delle candidature di Giancarlo Abete e Giovanni Malagò. I programmi elettorali sono stati presentati il 14 maggio 2026, rispettando il termine per l'Assemblea Elettiva del 22 giugno a Roma (Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel). Abete è sostenuto dalla Lega Nazionale Dilettanti, Malagò dalla Lega Serie A. Una proposta chiave condivisa: destinare risorse dalle scommesse sportive al finanziamento del calcio italiano.
Richiesta risorse dal betting
I candidati convergono sulla richiesta di recuperare parte delle entrate dalle scommesse sportive per il movimento calcistico.
Giancarlo Abete propone alla FIGC il 2% della raccolta scommesse calcistiche (mercato oltre 16 miliardi di euro). Tali risorse (la “quota schedine”) sarebbero destinate ad attività strategiche e socialmente rilevanti: calcio giovanile, sviluppo del calcio femminile e rafforzamento federale. Abete lega la proposta alla reintroduzione di strumenti di sostegno economico allo sport, cessati a fine 2024. Malagò inserisce il betting tra le “risorse di sistema” del calcio italiano: diritti TV, lotta alla pirateria, fiscalità sportiva. Argomenta che, poiché il calcio genera valore economico per il betting, è legittimo riflettere sul ritorno di tali risorse al movimento calcistico, riconoscendone la sua funzione sociale.
Significato politico della convergenza
La linea comune tra Abete e Malagò è significativa e supera gli schieramenti interni: le candidature, pur da aree diverse, convergono sull'idea che il calcio debba recuperare risorse dal betting. Ciò evidenzia come il betting non sia più marginale, ma cruciale per la sostenibilità economica del calcio italiano. La richiesta di riconoscimento economico stabile per il valore generato dal betting invia un segnale politico forte a Governo e Parlamento, riaprendo il dibattito sulle risorse.