Igor Protti, un nome che risuona con forza nel panorama calcistico italiano, è stato un vero simbolo del calcio di provincia, capace di conquistare il titolo di capocannoniere in Serie A, B e C. Con la stessa dignità e la medesima tenacia che lo avevano reso celebre sui campi da gioco, Protti ha affrontato la sua ultima e più difficile partita, quella contro la malattia. Il suo addio è stato accompagnato da un messaggio struggente, “Che il mondo vi regali un mondo di serenità”, un testamento di affetto che rifletteva la sua natura profonda. Meno di un mese prima, il 25 maggio, aveva partecipato al matrimonio della figlia Noemi, un momento di gioia e speranza, sorretto dall'amore del figlio Nicholas Flavio, in una fotografia che ha commosso molti e trasmesso un forte senso di famiglia e resilienza.

La sua coraggiosa battaglia contro il tumore al colon era divenuta di dominio pubblico il 5 luglio 2025, quando Protti aveva scelto di condividere la diagnosi attraverso i suoi canali social. Da quel momento, ha combattuto con una forza d'animo esemplare, senza mai nascondersi, mostrando una determinazione incrollabile fino all’ultimo istante. La sua trasparenza e il suo coraggio nel rendere pubblica la propria condizione hanno rappresentato un esempio di forza e dignità per tutti coloro che lo seguivano e lo amavano.

Una carriera leggendaria tra Serie A, B e C

Nato a Rimini nel 1967, Igor Protti ha scolpito il suo nome nella storia del calcio italiano grazie a un traguardo quasi unico: essere stato capocannoniere in tutte le categorie del calcio professionistico italiano.

Questo risultato straordinario è stato condiviso solamente con un altro grande attaccante, Dario Hubner, consolidando il suo status di vera leggenda. La sua crescita calcistica è avvenuta a Livorno, città alla quale è rimasto profondamente legato. Il suo esordio nella massima serie, la Serie A, risale al 1994 con la maglia del Bari, dove si impose immediatamente vincendo la classifica marcatori con ben 24 reti, un'impresa che lo proiettò nell'olimpo degli attaccanti più prolifici.

Nel corso della sua brillante carriera, Protti ha vestito anche le prestigiose maglie di Lazio e Napoli, lasciando il segno con il suo impegno e la sua dedizione. Tuttavia, è stato il suo ritorno a Livorno a segnare i capitoli più memorabili della sua epopea sportiva.

Qui, ha compiuto imprese straordinarie, guidando la squadra a promozioni storiche e conquistando nuovamente il titolo di capocannoniere, prima in Serie C e poi in Serie B. La sua ultima partita da professionista, un momento carico di emozione e significato, si è svolta il 22 maggio 2005 contro la Juventus, nello stadio Armando Picchi, il tempio del calcio livornese, davanti a un pubblico che lo ha sempre venerato.

Un guerriero dentro e fuori dal campo

Oltre alle sue eccezionali doti calcistiche, Igor Protti ha saputo incarnare la figura dell'eroe romantico del pallone, un atleta che andava oltre il semplice ruolo di calciatore. Un documentario a lui dedicato lo ha definito proprio così, sottolineando il suo carisma e la sua capacità di ispirare.

La sua forza d'animo si è manifestata anche fuori dal rettangolo verde: nonostante la grave malattia, nel dicembre scorso ha partecipato con orgoglio al passaggio della fiaccola olimpica per Milano-Cortina, proprio nella sua amata Livorno, un gesto che ha testimoniato la sua indomita volontà. La città di Livorno, in segno di profonda gratitudine e riconoscimento per il suo contributo sportivo e umano, gli aveva conferito la massima onorificenza cittadina, la Livornina d’oro, un tributo al suo legame indissolubile con la comunità.

La malattia, descritta dallo stesso Protti come un “nemico insidioso che mette alla prova corpo e mente”, lo aveva costretto ad affrontare un nuovo e complesso intervento chirurgico circa dieci mesi dopo l'annuncio della diagnosi iniziale.

Le complicazioni post-operatorie lo avevano immobilizzato a letto per quasi tre settimane, un periodo di grande sofferenza e incertezza. Solo pochi giorni prima del suo addio, aveva ripreso a camminare, un piccolo ma significativo passo che aveva alimentato nuove speranze, dimostrando ancora una volta la sua straordinaria resilienza e la sua voglia di lottare fino all'ultimo.