Novak Djokovic ha affrontato con lucidità e onestà la sconfitta subita contro Jannik Sinner nelle semifinali di Wimbledon, un match conclusosi con un netto 6-4, 6-4, 6-4 a favore dell’italiano. Il tennista serbo, detentore di ventiquattro titoli del Grande Slam, si è presentato in conferenza stampa con un atteggiamento filosofico e riflessivo, esprimendo delusione ma senza lasciarsi sopraffare.

Djokovic ha riconosciuto apertamente i meriti dell’avversario: «Ero semplicemente mezzo passo in ritardo su ogni colpo. È semplice così. Lui era almeno un livello sopra di me.

Non ero abbastanza reattivo, non abbastanza bilanciato per giocare contro di lui. Non c’era molto che potessi fare in campo». Il serbo ha evidenziato la superiorità di Sinner, la cui capacità di servire con precisione e velocità ha impedito ogni tentativo di rimonta: «Non ho avuto il tempo di riorganizzarmi e resettare. Lui era a velocità di crociera e non sono riuscito a raggiungerlo».

Il peso dell’esperienza e la sfida del tempo

Nonostante avesse trascorso oltre cinque ore in campo nel turno precedente contro Felix Auger-Aliassime, Djokovic ha escluso che la stanchezza accumulata abbia influito sulla sconfitta. Ha invece posto l'accento su come, con l'avanzare dell'età, diventi sempre più arduo mantenere il livello di gioco che lo ha consacrato ai vertici del tennis mondiale.

«Sono benedetto e maledetto dall’essere abituato a risultati e traguardi del massimo livello», ha dichiarato. «È una battaglia interna, quella che ho vissuto in oltre vent’anni di carriera, tra obiettivi, aspettative e il tentativo di essere più umile».

Il campione serbo ha espresso rammarico per non essere riuscito a replicare la qualità di gioco mostrata in Australia, dove aveva sconfitto Sinner in semifinale e poi affrontato Carlos Alcaraz in una finale combattuta. «Dal punto di vista del gioco non ero estremamente soddisfatto», ha ammesso. «In Australia ho sentito di aver giocato a un livello più alto rispetto a qui. Qui ho faticato a trovare il mio gioco migliore».

La prospettiva futura e il confronto con i limiti fisici

Nonostante la delusione, Djokovic ha ribadito la sua ferma intenzione di continuare a competere. «Certo, mi piace ancora l’emozione della competizione», ha affermato. «Forse non mi piacciono tutte le settimane difficili che precedono un grande torneo, sottoponendomi continuamente a tanto dolore, soprattutto fisico». Il serbo ha suggerito che il giorno in cui il dolore prevarrà sul piacere potrebbe segnare l'addio, ma per ora la sua determinazione agonistica resta intatta.

Durante questa edizione di Wimbledon, Djokovic ha comunque raggiunto traguardi storici: ha superato Roger Federer per il maggior numero di vittorie nei singolari maschili del torneo, ha centrato l’ottava semifinale consecutiva e, a trentanove anni, è diventato il semifinalista più anziano degli ultimi cinquantadue anni.

Interrogato sul suo ritorno a Wimbledon, la risposta è stata inequivocabile: «Vorrei, almeno un’altra volta. Vediamo».

Approfondendo il contesto della sua condizione, Djokovic ha ammesso che le difficoltà fisiche sono sempre più evidenti. «Non credo sia sfortuna», ha spiegato. «È solo l’età, l’usura del corpo. Per quanto me ne prenda cura, la realtà mi colpisce ora, nell’ultimo anno e mezzo, come mai prima». Nonostante questo, il serbo resta convinto di poter competere ai massimi livelli quando è in piena forma: «Quando sono fresco e in salute, posso ancora giocare un ottimo tennis. L’ho dimostrato quest’anno».