Se si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno possiamo dire che la pressione fiscale reale rispetto a soli 4 anni fa, nel 2014, è in calo. Ma, come ha certificato una recente indagine della Cgia di Mestre, rimane, comunque, notevolmente elevata. Infatti, secondo quanto risulta al Centro Studi dell'associazione degli artigiani nel 2018 dovrebbe attestarsi intorno al 48,3%. Ma, il problema reale è che, secondo le previsioni della Cgia stessa, c'è la concreta possibilità che nel corso del prossimo anno la pressione fiscale arrivi a percentuali ben più elevate.

Le conclusioni degli esperti della Cgia

In base ai dati del report prodotto dall'Ufficio Studi della Cgia di Mestre la pressione fiscale "reale" sarebbe superiore di ben il 6,1% rispetto a quella ufficiale calcolata dall'Istat, che si attesta intorno al 42,2%. Per gli esperti dell'Ufficio studi dell'associazione degli artigiani si tratta, comunque, di un livello definito insopportabile. Tanto è vero che, sopratutto nel Nord Est d'italia, più dinamico dal punto di vista economico, molte imprese hanno espresso un forte malcontento.

Anche perché si è in attesa di riforme importanti, prima fra tutte, la flat tax.

Paolo Zabeo, Coordinatore dell'Ufficio Studi della Cgia di Mestre, commentando i dati del report evidenzia i motivi che stanno alla base di questo malcontento da parte di una larga maggioranza di piccole e medie imprese. Oltre alle troppe Tasse alla base delle rimostranze degli imprenditori ci sarebbero il peso della burocrazia, definito oppressivo, l'inefficienza di una gran parte della Pubblica Amministrazione e il gap infrastrutturale rispetto ai nostri principali concorrenti sul mercato mondiale.

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Tasse Bollette

Tutto questo, ribadisce Zabeo, fa sì che l'Italia continui ad occupare l'ultima posizione tra i Paesi della Ue per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri come ricorda anche l'agenzia di stampa "Adnkronos".

Le previsioni per il 2019

Come accennato sopra, il report della Cgia evidenzia come, a parità di condizioni, nel corso del prossimo anno la pressione fiscale "reale" potrebbe tornare ad aumentare.

L'ipotesi di aumento si basa su due fattori principali. Da una parte, secondo la maggioranza degli organismi internazionali, nel corso del prossimo anno il Pil italiano dovrebbe crescere meno. E, in secondo luogo, c'è sempre la questione delle clausole di salvaguardia da disinnescare. Se, infatti, non dovessero trovarsi almeno 12 miliardi e 400 milioni di euro scatterebbero i programmati aumenti dell'Iva fino ad un massimo del 24,2% di quella ordinaria, attualmente al 22%.

Senza contare le risorse da reperire per l'aumento del contratto degli statali per circa 2 miliardi di euro e 140 milioni di euro per scongiurare l'aumento delle accise sui carburanti. In totale la Cgia stima un fabbisogno di circa 25 miliardi di euro che potrebbe comportare un "necessario" ed ulteriore aumento del prelievo fiscale.

Il peso del Nero

L'analisi della Cgia prende in considerazione anche l'influenza dell'economia sommersa.

Questa, secondo le più recenti rilevazioni dell'Istat, pesa sul Pil italiano per quasi il 13%. In valore assoluto stiamo parlando di qualcosa come 207 miliardi e mezzo di euro. E dato che su questa enorme quantità di ricchezza non vengono versate né tasse né imposte, di conseguenza il Pil nazionale si riduce e la pressione fiscale percepita, cioè quella reale, sale. Confermando le conclusioni del rapporto della Cgia.

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