Circa il 75% degli italiani fa ricorso, almeno in qualche misura, a una o più delle varie detrazioni fiscali in vigore nel nostro Paese. Ora questa enorme massa di tax expenditures sta per ricevere una totale riorganizzazione con diversi tagli e ridimensionamenti. Infatti, nonostante se ne parli da anni, sarebbe arrivato il momento di fare di necessità virtù. Il Governo M5S - Lega guidato da Giuseppe Conte avrebbe bisogno di reperire circa 20 miliardi di euro necessari per far partire l'ambizioso programma di riforme economiche promesse che hanno fatto vincere le elezioni politiche del 4 marzo 2018 ai due partiti della maggioranza.
Da considerare come fattore-chiave che ci sono sempre da rispettare i vincoli europei.
Le motivazioni dei tagli alle agevolazioni
Come mettono in evidenza diversi quotidiani nazionali, tra cui il "Corriere della Sera", tagliare le circa 700 detrazioni fiscali in vigore in Italia significa, almeno in teoria, far salire le tasse. D'altra parte non sarebbe questo l'obiettivo del Governo giallo - verde. Piuttosto si tratta di una rimodulazione e, nello stesso tempo, di uno spostamento di risorse necessario per far partire delle riforme cardine del contratto del governo del cambiamento. Nello specifico la flat tax e il reddito di cittadinanza. E, in effetti, una riorganizzazione potrebbe essere più che sufficiente considerando il fatto che, già ora, le tax expenditures valgono qualcosa come 300 miliardi di euro.
Quindi i margini di manovra per reperire i famosi 20 miliardi di euro necessari sarebbero estremamente ampie. Tanto più che vi sarebbe il beneplacito anche della Corte dei Conti. La magistratura contabile ha più volte evidenziato come sia necessario intervenire su questa voce per recuperare risorse finanziarie.
Le possibili revisioni da attuare
Secondo quanto rivelato dal "Corriere della Sera", il Governo starebbe pensando a una rimodulazione in senso orizzontale di quasi tutte le possibili detrazioni fiscali. In effetti oggi la detrazione media è di circa il 19%. Il Governo vorrebbe portarla al 15%. Al 19% rimarrebbe solo un ristretto gruppo di tax expenditures, più diffuse a livello sociale, come ad esempio le spese sanitarie e la detrazione degli interessi del mutuo bancario.
La controindicazione di una misura di questo genere è data dal fatto che, escludendo le agevolazioni più diffuse, non garantirebbe sufficienti risparmi.
Ecco perché alcuni tipi di detrazioni e deduzioni fiscali potrebbero essere completamente abolite. Secondo quanto appurato dalla Commissione sulle tax expenditures, istituita presso il Ministero dell'Economia, ne sarebbero state identificate almeno 22 i cui effetti possono essere considerati socialmente trascurabili e che, quindi, potrebbero essere abolite senza creare grossi problemi. Una di queste che, quasi sicuramente, verrà eliminata è la detrazione per la ristrutturazione delle piscine domestiche. Questa detrazione, finora, consentiva di scontare le spese sostenute dal 50% dell'Irpef fino ad un tetto massimo di spesa di circa 96 mila euro.
Altre idee in cantiere sarebbero quelle di istituire un sistema di franchigie che, attraverso la riduzione dei vari sconti, potrebbe far recuperare risorse per circa 1 miliardo di euro. Si vorrebbe, poi, imporre un tetto massimo all'importo totale delle detrazioni nella misura di 75 mila euro. Senza dimenticare il pallino del M5S di eliminare tutte le detrazioni che hanno un effetto negativo sull'ambiente e il cui contributo potrebbe portare nelle casse dello Stato circa 17 miliardi di euro. Sfumata, invece, l'ipotesi di legare le detrazioni all'Isee. Le modifiche sono state giudicate troppo complesse.
Tutto questo, ovviamente, deve essere calibrato con i parametri europei da rispettare. Anche se, Matteo Salvini, Vicepremier e Ministro dell'Interno, è tornato ieri sull'argomento affermando che il vincolo dei 3% imposto dai Trattati "non è la Bibbia".
Di conseguenza, potrebbero essere trovati degli accordi in sede europea per un maggior ricorso all'indebitamento netto e, quindi, al disavanzo pubblico. Anche perché ci sono ancora da scongiurare gli aumenti automatici dell'Iva.