Nonostante una Juventus prima in classifica a punteggio pieno assieme al Napoli di De Laurentiis ed un importantissimo match di Champions League alle porte, la notizia del giorno non riguarda le vicende di calcio giocato. I bianconeri, dopo essersi imposti in maniera netta nel derby della Mole stravinto con il punteggio di 4-0 (ennesima doppietta del fenomenale Dybala), sono in prima pagina per una vicenda tutt'altro che simpatica che vede come protagonista il numero uno della società di Corso Galileo Ferraris. Lontano dal calciomercato e dalle vicende sportive, la notizia riguarda comunque i bianconeri della Juventus, costretti adesso ad affrontare la questione relativa alla questione biglietti.

E' arrivata la sentenza: è ufficiale la condanna ad Agnelli e non soltanto

Il Tribunale Federale presso il quale il Procuratore Pecoraro aveva fatto richiesta di squalifica nei confronti di Andrea Agnelli, numero uno della società di Corso Galileo Ferraris ha deciso. La sentenza parla chiaro, si tratta di squalifica per un anno al presidente della Juventus, Andrea Agnelli, e multa da trecento mila euro alla società. Assieme al numero uno dei bianconeri, sono stati inibiti anche altri tre dirigenti della 'Vecchia Signora'.

Il comunicato ufficiale relativo alla sentenza del Tribunale Federale Nazionale , Sezione Disciplinare, ha rigettato le eccezioni preliminari, accogliendo parzialmente il deferimento nei confronti del numero uno della società Juventus, nella fattispecie Andrea Agnelli; è stato invece accolto parzialmente il deferimento proposto dal Procuratore Federale Pecoraro, e per l'effetto, in parziale ridefinizione delle sue richieste, ne ha disposto le sanzioni pecuniarie e non soltanto.

Il numero uno della Juventus, per decisione del tribunale, è stato inibito per un anno e venti mila euro di ammenda. Assieme a lui sono stati condannati anche Francesco Calvo (stessa condanna di Andrea Agnelli, un anno di inibizione e venti mila euro di ammenda anche per lui) e Stefano Merulla. Alessandro Nicola D'Angelo, invece, è stato condannato ad un anno e tre mesi di inibizione oltre alla sanzione pecuniaria di venti mila euro.

La società Juventus, invece, è costretta a trecentomila euro di ammenda.

Una vittoria parziale per il Procuratore Pecoraro, che aveva fatto richiesta di deferimento; la sentenza invece parla di inibizione ed ammenda. Non certo una bella notizia per la Juventus e neppure per la Serie A, la sentenza è infatti una conferma del fatto che associazioni non proprio 'limpide', volendo o nolendo, hanno a che fare con i vertici societari che si trovano forse costretti per la quiete pubblica, a scendere a compromessi magari non proprio voluti con elementi che dovrebbero stare lontani dalle vicende calcistiche e non soltanto.