Arrigo Sacchi ha lasciato il mondo del calcio giocato da molti anni, eppure viene considerato ancora tra i maggiori allenatori della storia dalla rivista France Football che nella speciale classifica lo vede al terzo posto. L'ex allenatore ha parlato del riconoscimento e del calcio italiano in un'intervista, rilasciata al Corriere dello Sport. Innanzitutto questa gratificazione è ritenuta importante perché reputa l'ex Ct come uno degli innovatori del calcio.

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Per stilare la classifica sono stati tenuti in considerazione: management, palmares e innovazione. Tra i primi dieci, nove sono ritenuti innovativi. Lo sport nazionale sta vivendo un periodo negativo e ciò è dovuto al fatto che non c'è unità d'intenti. Nei momenti in cui si è fatto quadrato intorno agli azzurri sono stati vinti i mondiali.

Il calcio italiano restio alle innovazioni

L'intervistato ama il suo mondo e vorrebbe che diventasse un esempio per la società.

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Inoltre auspica che i club possano capire come il calcio è soprattutto spettacolo, non solo tattica la quale alla fine non dà risultati all'estero. A dimostrazione di quanto detto, porta l'esempio della Juventus, la quale pur essendo ben organizzata e guidata da un bravo condottiero, in Europa viene eliminata per mano dell'Ajax, formazione di giovani quasi sconosciuti. Questo accade perché anche la Vecchia Signora gioca all'italiana: "La Juventus è pur sempre calcio italiano, gioca con 8-9 uomini invece che con 11".

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Juventus Serie A

Ciò che frena l'esplosione del calcio del Belpaese è la paura, infatti giocando con i top club europei è evidente che ci sono uno-due giocatori in più che difendono e ciò costituisce un suicidio: "A questi livelli essere dieci contro undici è letale. Ti girano intorno come fossi un bambolotto".

La fine degli allenatori avanguardisti

In Italia per Sacchi ci sono 5-6 allenatori innovativi e per citarne due fa i nomi di Eusebio Di Francesco e Gian Piero Gasperini.

Al primo non è stato concesso il tempo necessario per portare a termine il suo progetto a Roma a causa dell'esonero. In alcune zone geografiche cambiare abitudini è più difficile che in altre ed è il caso dell'Italia. L'ambizione per un club è la benzina che lo spinge verso mete sempre ad maiora. Che le novità non sono apprezzate lo dimostra l'allontanamento di Maurizio Sarri. Altro neo del calcio italiano è dare poco spazio e zero fiducia ai giovani, proprio perché si preferisce l'esperienza di un senior per difendere piuttosto che la freschezza e l'irruenza della gioventù.

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In altre nazioni come ad esempio la Svizzera hanno tre centri federali per attirare i ragazzini fin dalla tenera età di dodici anni.

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