Da Montevideo a Roma, tra 'colpi di mano', propaganda politica, affari chiusi con strette di mano e cifre da capogiro, interrogazioni parlamentari e pure l'ombra della P2. Nel 1980 viene organizzato oltre oceano un torneo calcistico che resta unico nel suo genere, oggi in gran parte dimenticato. Eppure quell'evento avrebbe segnato uno spartiacque nella storia del calcio e dell'emittenza televisiva, la Copa de Oro organizzata in Uruguay e riservata alle nazionali campioni del mondo. Sarebbe stato il primo evento calcistico internazionale a essere trasmesso sull'emittenza privata, la giovane Fininvest di Silvio Berlusconi.

La Coppa dei campioni del mondo

Battezzata 'Copa de Oro' e più comunemente conosciuta come 'Mundialito', nacque per idea del presidente del Penarol, Washington Cataldi per celebrare il cinquantenario del primo Mondiale di calcio disputato nel 1930 e vinto dall'Uruguay. Il numero uno del club aurinegro, però, non è solo un dirigente sportivo, ma anche un politico molto vicino alla junta militar di Aparicio Méndez: quest'ultimo è il secondo successore del golpista Juan Marìa Bordaberry. Sulla scia di quanto accaduto in Argentina ai Mondiali del 1978 dove l'organizzazione del torneo e il successo della nazionale di casa erano stati un enorme spot propagandistico per il regime di Videla, la junta uruguaiana decide di sfruttare la grande forza di un evento sportivo al quale, tra l'altro, sono invitate tutte le nazionali che dal 1930 al 1978 avevo sollevato la Coppa del Mondo e, dunque, oltre all'Uruguay padrone di casa ci sono anche Italia, Brasile, Germania Ovest, Inghilterra e Argentina.

A finanziare il torneo sarà un uomo d'affari d'origine greca, Angelo Vulgaris, proprietario di una multinazionale di carni e bestiame con sede legale a Panama. Obiettivo dell'imprenditore è quello di rientrare nelle spese e, dunque, di guadagnarci vendendo all'estero i diritti televisivi del torneo.

Le polemiche 'politiche'

I primi problemi però insorgono quando l'Inghilterra rifiuta di partecipare al torneo, ufficialmente per incompatibilità con il calendario nazionale.

Le partite si disputeranno tra dicembre 1980 e gennaio 1981 ed è un periodo piuttosto fitto per il calcio inglese, ma quasi sicuramente le motivazioni della rinuncia sono politiche: Londra non vede di buon occhio il regime di Montevideo. Il dibattito si scatena anche in Italia e per certi versi ricorda quello per la finale di Coppa Davis in Cile nel 1976, Paese sotto la feroce dittatura di Pinochet.

Ad ogni modo, come spesso accade nel Bel Paese, le polemiche sollevano un inutile polverone ben diverso dalla realtà dei fatti. Gli azzurri di Enzo Berzot partiranno per l'Uruguay, mentre al posto dell'Inghilterra sarà invitata l'Olanda, vicecampione mondiale nel 1974 e 1978.

Il 'colpaccio' di Berlusconi

L'ampia premessa per raccontare ciò che accadde in Italia nei mesi successivi e lo scoppio di un 'caso' destinato ad approdare pure in Parlamento. Silvio Berlusconi all'epoca è il presidente di Fininvest, gruppo televisivo privato nato nel 1976, tre anni dopo verrà registrato a Milano il marchio 'Canale 5' il cui logo apparirà per la prima volta sugli schermi nel Nord Italia nel settembre del 1980. Il futuro presidente del Consiglio fiuta l'affare uruguaiano, con un vero 'colpaccio' anticipa la Rai e sigla un accordo di 900 milia dollari con Vulgaris per la trasmissione in esclusiva di tutte le partite del Mundialito.

Nulla di illegale se consideriamo che il principale finanziatore della Copa de Oro aveva avuto il bene placet sia dalla Federcalcio uruguaiana che dalla FIFA per la vendita di diriti televisivi che gli appartenevano. Esistono comunque due versioni sull'affare Mundialito e quella offerta dal libro di Mario Guarino, 'Fratello P2 1816: l'epopea piduista di Silvio Berlusconi', espone chiaramente una presunta regia della P2 sulla trattativa. Questa è ovviamente una tesi, ciò che effettivamente corrisponde al comprovato sono le trattative che coinvolgono governo, Rai e Fininvest per cucire un accordo. Tanto Palazzo Chigi che Viale Mazzini hanno infatti compreso che il rampante imprenditore milanese li ha messi tutti in scacco. Berlusconi a quel punto raggiunge un'intesa con le controparti: la Rai trasmetterà tutte le partite della Nazionale italiana e la finalissiima, Canale 5 gli altri match in diretta per la Lombardia e in differita nel resto del territorio nazionale attraverso un network di reti affiliate.

Ufficialmente è l'inizio di una nuova era, Silvio Berlusconi ha rotto il monopolio Rai sul calcio e inaugurato il mercato dei diritti televisivi sportivi.

Italia fuori al primo turno

La formula del torneo prevede due gironi di tre squadre le cui vincenti si affronteranno per la finalissima. Enzo Berzot porta un'Italia sperimentale rispetto all'ossatura della squadra che si era classificata quarta ai Mondiali in Argentina: il CT decide di dar fiducia a Bordon, Altobelli, Conti e Pruzzo, lancia Ancelotti, Bagni e Vierchowod, deve fare a meno di Paolo Rossi squalificato per le note vicende del calcioscommesse e all'ultimo momento dovrà rinunciare per questioni 'burocratiche' anche a Franco Baresi e Collovati. Gli azzurri sono inseriti nel girone dei padroni di casa uruguaiani, buona squadra ma tutt'altro che eccelsa e all'Olanda del 'nuovo corso' rispetto alla generazione d'oro che aveva visto il suo canto del cigno due anni prima in Argentina.

L'Uruguay risolve la contesa nelle prime due partite superando con l'identico punteggio di 2-0 sia l'Olanda che l'Italia: il match contro gli azzurri è una sorta di 'corrida', caratterizzato da un arbitraggio fin troppo casalingo. Nell'ultimo match Italia e Olanda si divideranno la posta, 1-1, prima di tornare a casa.

L'Uruguay batte il Brasile in finale

L'altro girone comprende il Brasile privo di Zico ma zeppo comunque di fuoriclasse, la Germania Ovest del panzer Karl-Heinz Rummenigge fresca campione d'Europa e l'Argentina campione mondiale in carica che schiera il nuovo talento del calcio mondiale, Diego Maradona: saranno i verdeoro a qualificarsi per la finale di Montevideo, grazie soprattutto al roboante 4-1 inflitto ai tedeschi. In finale però ai brasiliani non riuscirà il piano di guastare la festa uruguaiana, anzi il risultato sarà una fotocopia di quello del 'Maracanazo' di trent'anni prima, 2-1 per la Celeste che mette le mani sul trofeo.

Il trascinatore e goleador dell'Uruguay sarà Waldemar Victorino: un mese dopo porterà il Nacional di Montevideo a vincere la Coppa Intercontinentale contro il Nottingham Forest, mentre nel 1982 avrebbe tentato l'avventura italiana a Cagliari ma con scarsissima fortuna. Il trofeo appena conquistato, però, non porta bene all'Uruguay che non riuscirà a qualificarsi per i Mondiali di Spagna 1982, eliminato dal Perù.

Berlusconi può sorridere

Tornando a Berlusconi, il vero vincitore in Italia del Mundialito, le gare trasmesse su Canale 5 registreranno ascolti altissimi con una media di 8 milioni di telespettatori, mentre i ricavi pubblicitari gli frutteranno almeno 1 miliardo di lire di utili. Ma sarà difficile prevedere a breve un altro torneo del genere, i Mondiali di Spagna non sono lontani e all'epoca il monopolio Rai era ancora saldissimo.

Dovranno passare 38 anni prima di vedere una kermesse calcistica iridata trasmessa sulle reti del Biscione (l'ultima disputata in Russia nel 2018, ndr). Berlusconi ha però compreso che il calcio può definitivamente permettere alle sue reti di lanciare il guanto di sfida alla Rai, così nel 1981 si inventerà il suo Mundialito, sul prato di San Siro, riservato ai club: ma questa è un'altra storia.

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