Il giorno dopo il clamoroso annullamento della condanna per disastro ambientale da parte della Cassazione, la Procura di Torino rilancia con l'inchiesta Eternit bis, questa volta per il reato di omicidio volontario continuato.

Già nell'immediatezza della lettura della sentenza che annunciava la prescrizione del reato contestato ai vertici della Eternit, il procuratore Raffaele Guariniello, padre dell'inchiesta, annunciava: "Non demordiamo, il reato c'è".

La nuova indagine contesta all'ex amministratore della Eternit, Stephan Schmidheiny, non più il reato di disastro colposo, ma quello di omicidio volontario continuato e pluriaggravato.

L'accusa è in relazione a 256 casi di decessi causati dal 1989 ad oggi dal mesotelioma pleurico, contratto dalle vittime per aver respirato polveri di amianto nelle zone di Casale Monferrato e Cavagnolo, dove sorgevano gli stabilimenti della Eternit. Un'accusa che prevede la pena massima dell'ergastolo.

LA MOBILITAZIONE DOPO LA SENTENZA

La notizia della chiusura della nuova inchiesta arriva ad attenuare, in parte, la rabbia dei familiari delle vittime e degli abitanti delle zone colpite dalle morti di amianto.

Dopo l'annullamento della sentenza, le proteste dei familiari presenti nell'aula della Cassazione si sono trasferite nelle zone di residenza delle vittime, in particolare a Casale Monferrato, dove il sindaco Titti Palazzetti ha dichiarato il lutto cittadino in segno di protesta.

Sconforto e indignazione per la sentenza anche da parte dell'associazione "Mai più amianto" che riunisce i familiari delle 552 vittime dell'amianto di Bagnoli.

RENZI: "LA PRESCRIZIONE E' UN INCUBO"

Le reazioni del giorno fanno registrare un sentimento di indignazione trasversale agli schieramenti politici, a partire dal primo ministro Matteo Renzi, secondo cui "la giustizia non può cedere il passo all'incubo della prescrizione".

Anche l'Associazione Nazionale Magistrati ha preso posizione sulla vicenda, ricordando che quanto è successo ieri in Cassazione è diretta conseguenza della legge Cirielli che nel 2005 ha abbreviato i tempi della prescrizione.

Tre le innumerevoli voci di protesta, vale la pena segnalare quella di Antonio Boccuzzi, deputato del PD sopravvissuto al rogo della ThyssenKrupp, un'altra vicenda sulla quale incombe "l'incubo" evocato da Renzi: "E' il momento di intervenire per fermare lo scandalo della prescrizione", ha dichiarato Boccuzzi.

Un invito cui pare tutti vogliano accodarsi, facendo registrare una tale unanimità d'intento che basterebbero pochi giorni a trasformarla in realtà.