Un militare o comunque un professionista, una persona molto ferrata nell'uso delle armi: sarebbe questo il profilo dell'assassino di Trifone Ragone e Teresa, la sua compagna e convivente. Il delitto di Pordenone è per ora rimasto impunito grazie all'evidente destrezza del killer, capace di muoversi su una scena insidiosa come il parcheggio di una palestra senza dare nell'occhio. L'azione deve essere stata compiuta con particolare rapidità.



Nell'ultima puntata di "Segreti e delitti" abbiamo visto i genitori del bel soldato, Francesco ed Eleonora, rivolgere un accorato appello a eventuali testimoni che potrebbero aver notato movimenti anomali sulla scena del crimine.

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Si teme che qualcuno, pur avendo visto qualcosa, possa aver avuto paura di farsi avanti, nel timore di vendette o ritorsioni. Più che capire chi ha sparato quello che è oggi importante chiarire o intuire è perché ha sparato.



E' sempre mistero sul movente

Cosa abbia armato la mano dello sparatore resta un mistero e sul movente di questo delitto si sono formulate le ipotesi più varie senza riuscire però a mettere a fuoco la reale motivazione. I genitori hanno detto che se avessero intuito che il figlio aveva seri problemi con qualcuno avrebbero cercato di aiutarlo e forse Trifone non fece in tempo a informarli di alcune situazioni. A dire il vero il soldato si lamentò col padre al telefono di una situazione che lo preoccupava ma a questo punto probabilmente non sapremo mai a cosa si riferiva. L'autore del duplice delitto si è avvicinato alla macchina e ha esploso sei colpi in rapida successione, con notevole freddezza e dominio di sé, al punto che un uomo giovane e ben allenato come Ragone nulla ha potuto per tentare una reazione a difesa di sé e della propria compagna.



Nel corso della puntata di "Segreti e delitti" si è poi fatto riferimento a una tecnica particolare, conosciuta nei corpi speciali, che prepara a uccidere in pochi secondi e in spazi molto ristretti. Il killer potrebbe dunque essere proprio un militare o un ex militare.

L'arma del delitto

A proposito del tipo di pistola impiegata nell'azione delittuosa, una 7,65 semiautomatica, l'ex comandante dei Ris, Luciano Garofano, ha evidenziato che sui proiettili erano presenti tracce di ruggine, precisando che fenomeni di ossidazione sono frequenti in armi che non vengono usate da tempo. Quest'arma in passato era in uso ai Corpi speciali. Perché l'uomo (o la donna) che ha sparato ha usato proprio una 7,65? Dare una risposta plausibile a questo interrogativo potrebbe configurare un primo passo verso l'accertamento della verità circa la morte della coppia di Pordenone, che era originaria del sud.