È bastato che un aggettivo fosse corretto dalla maestra di una Scuola elementare per finire sul web e spopolare tra i nuovi termini e tra i modi di dire della rete: “petaloso”, sottolineato in rosso da word, è già scomparso dal “forse cercavi” degli algoritmi dalle ricerche di Google perché il successo del termine è virale. “Petaloso” è stato coniato da un bambino di una scuola elementare e ha ricevuto l'apprezzamento dell'Accademia della Crusca che lo ha definito un termine bello e chiaro, anche se il procedimento di approvazione si baserà sull'utilizzo nel tempo e sulla comprensione da parte della gente della parola.

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Entrerà nei dizionari? La risposta l'ha data lo Zingarelli tramite Il Messaggero di oggi: nel vocabolario ci sono 1083 termini che finiscono per -oso e non è escluso che 'petaloso' possa essere inserito nelle prossime ristampe. E su Facebook e Twitter le condivisioni dell’hashtag #petaloso hanno raggiunto primati impensabili. Ma c’è anche chi chiede che altri termini abbiano la stessa attenzione: “escilo”, “ciaone”, ad esempio, hanno da tempo la stessa viralità di petaloso.

Perché #petaloso sta avendo successo?

Soprattutto l’aggettivo, già di suo, si presta a facili utilizzi nel linguaggio di tutti i giorni, quello che tanto piace alla gente comune.

Se la campagna pubblicitaria della Fiat Uno con “comodosa” e “risparmiosa” fece vendere tante auto, ma non entrò nei vocabolari, “petaloso” promette di riuscirci e di creare anche altri termini che ne facciano comprendere l’intensità: da “petaloso” a “petalosone”, magari aggiungendoci anche il “mio”, il passo è breve. Nel suo compitino, il bambino delle scuole elementari altro non voleva che aggiungere intensità descrittiva al proprio “fiore”. Così, se il gatto è “leggero e piccolo”, la casa è “grande e bella”, la biro è “blu e grossa”, il “fiore è profumato e petaloso”. Si può facilmente intuire l’utilizzo che se ne farà del termine: si dirà che un fiore è più petaloso di un altro, più pratico di “ha più petali”.

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Anche per Matteo Renzi e Stefania Giannini ‘petaloso’ è ok

Il gioco è fatto perché il termine funziona, l’Accademia della Crusca, con tanto di lettera, ha apprezzato il nuovo aggettivo e, naturalmente, quando l’aggettivo va, è simpatico e per di più è stato creato da un bambino di soli otto anni che si chiama Matteo, la comunicazione se ne appropria immediatamente. Così Matteo Renzi ha definito “petaloso” il progetto del post Expò 215 per la nascita del polo di ricerca e il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ne ha battezzato la nascita su Twitter: “La lingua è creativa e luogo di libertà petaloso”.