Anticipati e, di fatto, meno distruttivi di quanto avrebbero dovuto essere: questi alcuni dei dettagli che sono emersi negli ultimi due giorni sui terribili attentati di Bruxelles, cuore di un'Europa già ferita ma decisa a rimanere in piedi. Anticipati poiché il giorno X doveva essere il prossimo lunedì, ovvero il giorno di Pasquetta. Meno distruttivi poiché un fraintendimento durante la chiamata al call center del servizio taxi avrebbe fatto arrivare a Scharbeek, dove abitavano i terroristi, non un minivan ma un'auto di servizio come tante altre, con un bagagliaio decisamente non adatto ad accogliere le cinque valigie che i tre avevano preparato.

Chi ha seminato il terrore?

Dietro il martedì di sangue si celano ancora una volta una coppia di fratelli,Ibrahim e Khalid El Bakraoui, eNajim Laachraoui, il terrorista in un primo momento ricercato in tutta Europa, che inizialmente non ha avuto né un nome, né un volto e che, secondo le ultime rivelazioni, si sarebbe fatto saltare in aria proprio all'aeroporto di Zaventem. Najim è stato di fatto identificato come l'artificiere della cellula jihadista belga, tanto da aver ricoperto questo ruolo non solo per i recentissimi attacchi di Bruxelles ma anche per la sanguinosa notte che ha sconvolto Parigi poco più di quattro mesi fa.

Il suo dna, infatti, sarebbe stato ritrovato sulle cinture esplosive impiegate al Bataclan e durante l'attacco fuori dallo Stade de France.

Parlando di Laachraoui, il contatto con Salah Abdeslam non è affatto un contatto di fantasia. L'artificiere, infatti, sarebbe stato fermato insieme ad Abdeslam a settembre, mentre i due attraversavano in auto il confine tra Austria e Ungheria. Laachraoui è poi entrato nel mirino dell'intelligence il 4 dicembre, sotto falso nome, però, dato che durante i controlli si era fatto identificare come Soufiane Kayal. Un quarto terrorista, invece, sarebbe tutt'ora in fuga.

"Non voglio finire in cella accanto a Salah"

Khalid El Bakraoui si è fatto esplodere nel secondo vagonedel convoglio che dalla stazione Schuman stava arrivando alla fermata di Maelbeek. Ibrahim El Bakraoui, invece, si è fatto esplodere all'aeroporto di Zaventem. Quest'ultimo, tra l'altro, era già stato fermato in Turchia per poi essere estradato in Belgio, dove era stato rilasciato poiché ritenuto non in contatto con cellule terroriste.

Erdogan, invece, ha fatto sapere di aver segnalato fin dall'inizio Ibrahim come "foreign fighter". Khalid, invece, sarebbe stato oggetto di un'allerta di "livello rosso" diramata alle polizie di tutto il mondo.

La registrazione - o, com'è stata definita dai media, il testamento - diIbrahim El Bakraoui, rinvenuta in un computer gettato nella spazzatura, pare fare chiarezza su cosa abbia portato i terroristi ad agire martedì mattina:"Mi devo sbrigare - dice Ibrahim - non so che fare, non sono più sicuro, sono ricercato ovunque.

Sono nel panico". Tra le paure di Ibrahim, anche quella di finire in una cella accanto a quella di Salah Abdeslam.

Il bilancio delle vittime, ora fermo a 32 morti, potrebbe crescere nelle prossime ore. I feriti in condizioni gravi non sono certo pochi. A questi si aggiungono le persone disperse, come l'italiana PatriciaRizzo, già dipendente dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare e oggi impiegata presso un'agenzia della Commissione Europea.

Secondo la Farnesina, però, una delle vittime della metropolitana potrebbe essere italiana.

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