Clamorosa svolta nelle indagini sul duplice omicidio di Vincenzo Bontà, 45 anni, e Giuseppe Vela, 52, assassinati ieri mattina a colpi d'arma da fuoco a Palermo, in via Falsomiele. Decade la pista mafiosa ed emerge invece la tesi dei dissapori di vicinato, tali da determinare un epiologo tanto tragico quanto incredibile. La scorsa notte è stata arrestata un'insospettabile coppia di coniugi.

Due arresti della squadra mobile

Carlo Gregoli, 52 anni, geometra addetto ai servizi cimiteriali presso il Comune di Palermo e la moglie, Adele Velardo, 45enne casalinga.

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Sono le due persone arrestate la scorsa notte dagli agenti della squadra mobile della Questura di Palermo, accusati di aver ucciso Vincenzo Bontà e Giuseppe Vela. La polizia è arrivata a loro grazie alle immagini di una telecamera di sorveglianza posta davanti al cancello di una villa, nei pressi del luogo dove è avvenuto il delitto. Le immagini mostrerebbero il passaggio della Fiat 500 sulla quale viaggiavano le due vittime e poi l'auto con a bordo Gregoli e la moglie.

Il luogo del delitto in via Falsomiele
Il luogo del delitto in via Falsomiele

Quest'ultima vettura è successivamente tornata indietro. Ci sarebbe inoltre anche la testimonianza di un automobilista di passaggio che avrebbe visto chiaramente il Suv Toyota sul quale viaggiava la coppia. Il movente del duplice delitto non è ancora chiaro ma sarebbe legato ad una serie di screzi avvenuti tra i due coniugi e Vincenzo Bontà. Saranno ovviamente le ulteriori indagini a dare una risposta.

Abbandonata la pista mafiosa

Il modus operandi ma anche le parentele "illustri" di Vincenzo Bontà, avevano portato gli investigatori su una possibile pista mafiosa.

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L'agguato era stato organizzato in perfetto stile da Cosa Nostra ed oltretutto Bontà è il genero di Giovanni Bontate, il boss ucciso durante la guerra di mafia tra le cosche palermitane ed i corleonesi alla fine degli anni '80. Giovanni Bontate a sua volta era il fratello di Stefano Bontate, uno dei capi più importanti della famiglia palermitana, assassinato in un agguato nel 1981. Omicidio che equivalse all'epoca ad una dichiarazione di "guerra" di Totò Riina, Bernardo Provenzano e del loro gruppo nei confronti dei palermitani e segnò l'avvio della scalata dei corleonesi ai vertici della cupola.

Altri tempi, altre storie. Chi riteneva che l'omicidio di Vincenzo Bontà segnasse l'avvio di una nuova stagione di sangue a Palermo è stato fortunatamente smentito anche se resta davvero da comprendere la motivazione di un duplice omicidio tanto efferato.

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