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Quando un Terremoto devasta un territorio con la sua potenza, il primo impegno e dovere riguarda le persone; tra le macerie si scava per trovare i vivi e i morti. I morti poi vengono pianti e seppelliti, i vivi sistemati nel modo migliore possibile, ed è a questo punto che si può pensare alle pietre, agli edifici che hanno subito la stessa sorte degli umani. Anche tra gli edifici ci sono vivi e morti, e non si piange di meno per questo che per le persone: perché in una comunità, come erano quelle di amatrice, Accumoli, Arquata, e degli altri borghi che il 24 agosto hanno tremato, case e persone formano un unico corpo inscindibile.

La conta dei danni

Al 6 settembre, gli esperti del Nuclei Interventi Speciali dei Vigili del Fuoco avevano censito circa l'80% degli edifici compresi nelle zone terremotate.

1312 edifici in tutto, dei quali sono 403 circa sono ancora abitabili, previ ulteriori accertamenti. Tutti gli altri sono andati completamente distrutti, o sono lesionati in modo talmente grave che saranno necessari dei pesanti interventi di restauro, in alcuni casi forse la demolizione e ricostruzione ex novo. Insomma il panorama sembra ancora più desolante di quanto non fosse apparso all'inizio.

Ripristinata la viabilità

Nella giornata di ieri l'azione congiunta delle scosse di terremoto, che continuano a susseguirsi nelle aree già colpite, e del cattivo tempo, avevano causato una frana tale da interrompere la viabilità sulla Strada Salaria tra Acquasanta e la frazione di Quintodecimo. In tempi record si è lavorato per ripristinare la situazione, e ora la strada è transitabile a senso unico alternato nel tratto invaso dai detriti.

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I disagi per le persone che vivevano nei comuni colpiti dal sisma sono ben lungi dal concludersi.

Case da ricostruire dove e com'erano?

Al fine di trovare ripari immediati per gli sfollati sono già state adottate diverse soluzioni: il sindaco di Amatrice sergio pirozzi ha lanciato la campagna "Amatrice Solidale", chiedendo a chi possiede una seconda casa ancora in piedi di metterla a disposizione di chi ha perso la propria. Da Accumoli molte famiglie sono state ospitate in Riviera, negli hotel e residence di San Benedetto del Tronto. Ma il problema centrale resta la ricostruzione: i sindaci dei comuni colpiti, Pirozzi in testa, continuano ad insistere sulla necessità di non sradicare la loro gente, di rispettare la coesione tra popolazione e territorio che ha sempre caratterizzato le aree dell'Italia centrale. La vera sfida non sta solo nelle tecniche di costruzione che verranno adottate, nella trasparenza delle gare di appalto e assegnazione, ma nella capacità di permettere allo spirito delle comunità colpite di non morire insieme alle persone e alle case che il terremoto ha brutalmente cancellato.