C'è una sensazione sempre più diffusa nei confronti dei drammatici fatti che si stanno verificando in questi giorni nel centro Italia, ed è che nessuno abbia ancora capito quale sia l'emergenza reale. Il 24 agosto una prima forte scossa di terremoto ha colpito Lazio e Marche, distruggendo quasi completamente Amatrice. Il 26 ottobre altre due scosse si sono concentrate nella stessa zona, stavolta colpendo di più il versante marchigiano, causando altre migliaia di sfollati: persone che , o perché è crollata, o danneggiata, o semplicemente perchè si trova in una zona pericolosa, non possono rientrare nella loro casa.
Io non faccio come Schettino
Ad agosto c'era ancora un po' di margine di azione, prima che arrivasse l'inverno. Ora invece il freddo è alle porte, nei luoghi di montagna spesso è già arrivato con temperature rigide che rendono impossibile ipotizzare la permanenza nelle tende. Mauro Rinaldi, sindaco di Ussita, uno dei comuni più martoriati dalle scosse del 26 ottobre, aveva personalmente evacuato il centro cittadino dichiarandolo zona rossa, quindi inagibile. Poi ha iniziato ad organizzare il trasferimento della sua gente verso gli hotel e gli alberghi della costa. Ma poi è successo qualcos'altro: ha capito che la sua gente non se ne voleva andare.
Così ha deciso di mettersi al loro fianco, o meglio, alla loro testa.
Ha dichiarato "Io non farò come Schettino". Parole semplici e chiarissime: io non abbandono la nave. Lasciare Ussita e il suo territorio significa decretarne la morte, se è vero , come dice il commissario straordinario Errani, che una ricostruzione concreta non potrà avvenire che tra sei o sette anni (come si è verificato a L'Aquila).
L'emergenza del cuore
Quindi abitanti e primo cittadino hanno fatto fronte comune. Si cerca una soluzione alternativa all'esodo, ad esempio imponendo la creazione di un polo scolastico. "I genitori sono disposti a far saltare un anno di scuola i loro figli, se non potranno frequentarla qui ad Ussita" ha detto Rinaldi. Ancora una volta si ripete quanto ormai sta accadendo in modo sistematico dal 24 agosto: il linguaggio della burocrazia e delle istituzioni si scontra con la volontà popolare, quella che viene dal basso. Quella che ultimamente in Italia troppo spesso e troppo facilmente viene ignorata.