Il senatore di Idea, Carlo Giovanardi, è intervenuto come ospite nella puntata del 17 gennaio della trasmissione di Radio24, La Zanzara, condotta dal duo formato da Giuseppe Cruciani e David Parenzo. Il suo commento rispetto alle ultime novità processuali del caso Cucchi non sorprende chi conosce da tempo le idee proibizioniste in materia di sesso e droga propagandate dall’ex berlusconiano, ma manda ugualmente su tutte le furie Parenzo che lo accusa di aver sempre parteggiato contro la famiglia Cucchi. Dal canto suo, Giovanardi attacca il pm che avrebbe preso in considerazione solo la perizia di parte dell’accusa contro i tre carabinieri. Accusa il povero stefano cucchi di essere morto per causa della droga e ne offende ripetutamente e con disprezzo la memoria.

Confida nel buon esito del processo dove, ne è convinto, cadrà l’accusa di omicidio preterintenzionale e, infine, accusa la sorella Ilaria, l’avvocato Fabio Anselmo e il senatore Luigi Manconi di far parte di una lobby con grandi interessi economici.

“Droga determinante nel decesso”

Il livore dimostrato durante questi otto anni da Carlo Giovanardi nei confronti di Stefano Cucchi non sembra avere una spiegazione logica. “Ricordo che Stefano Cucchi era stato picchiato 18 volte e ricoverato al pronto soccorso con ferite, lesioni e fratture provocate dagli spacciatori - insinua il senatore cattolico tradizionalista - la droga ha avuto una parte rilevante in questa vicenda, determinante nel decesso”. Giovanardi si dice “convinto che fosse uno spacciatore come è stato dimostrato” e anche che “fare lo spacciatore di cocaina o di cannabis non è una cosa gloriosa”.

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E poi, è sicuro di aver “fatto bene ad oppormi al tentativo di intitolargli una strada di Roma perché non lo considero un benemerito della nazione”. La sua versione dei fatti che hanno portato alla morte di Stefano lascia allibiti. “Nel momento dell’udienza stava bene, si muoveva - afferma, ammettendo che – sì, aveva qualche cosa che non andava, ma sicuramente il pestaggio era avvenuto dopo l’udienza”. Quindi, secondo lui, impossibile che i colpevoli siano i carabinieri, ma nemmeno gli agenti della Polizia Penitenziaria perché già assolti nel precedente processo. Dunque, conclude il concetto: “Se devo scegliere se stare dalla parte degli spacciatori o dei carabinieri, sto con i carabinieri”.

“Pensi che i carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale siano innocenti?”, gli domanda Cruciani. “Tutti i periti hanno scritto che non c’è nessuna eventuale relazione tra le percosse e la morte”, risponde lui. “E sulla base di cosa allora li avrebbero accusati?”, insiste il conduttore.

E lui, imperterrito: “Sulla base della perizia della parte civile. Il pm, invece di aver recepito le perizie di queste decine di luminari, nella sua ipotesi di accusa ha preso solo quella della parte civile”. ‘Ragionamenti’ che scatenano la reazione veemente di Parenzo che gli ricorda; inutilmente, che Stefano Cucchi è “morto nelle mani dello Stato”, mentre lui parteggia senza ritegno per gli uomini delle Istituzioni, anche se presunti colpevoli. Per tutta risposta il giornalista attivo anche su La7 si sente definire come un “infame mentitore”.