Una volta nella parte alta del comune di Farindola, a 1200 metri di quota, esisteva una struttura alberghiera, un fiore all'occhiello a quattro stelle, che molto probabilmente non sarebbe dovuto esistere. Come si apprende dai rapporti storici, l'antico rifugio che sorgeva in fondo a quel canalone costituito da detriti di vecchie valanghe era utilizzato per ripararsi dai bombardamenti. Negli anni '70 sorge l'hotel rigopiano, e da allora ha subito innumerevoli ampliamenti e riforme. Ma sempre posizionato in una zona ad alto rischio. Nel 1999 un rapporto della Commissione valanghe tracciava un quadro critico del terreno circondante e suggeriva la chiusura invernale di tutta la vallata.
E in quei giorni precedenti alla sciagura, anche lo stesso albergo aveva inviato una nota di carattere urgente alle istituzioni competenti, nessuno aveva risposto né preso le dovute misure.
I lavori partono lo stesso
Nel 2007 la nuova proprietà ottiene il via libera per far partire i lavori di ampliamento e ammodernamento del Rigopiano (intanto la Commissione valanghe era stata “zittita” già due anni prima). Inutili i tentativi di riattivazione da parte della Regione Abruzzo: tutto tace, soprattutto dopo l'intervento della Magistratura, che aveva assolto tutti gli indagati perché “il fatto non sussiste”. Nel frattempo le opere si consolidano, sempre sopra il cumulo di sedimenti fragili e di fronte a una formazione montuosa già colpita in precedenza e priva di vegetazione, con un parcheggio sopraelevato che al momento del disastro a fatto da trampolino.
Qualche giorno prima alcune scosse di terremoto avevo allertato dipendenti e clienti, alcuni di quest'ultimi avevano deciso di dormire in macchina prima di tornare a casa.
Un destino segnato
“La situazione è preoccupante”, scriveva l'amministratore, Bruno di Tommaso. "Qui viene giù tutto”, urlava il cuoco alle orecchie degli operatori pubblici. Tutto invano, come raccontano le mille immagini viste e riviste. Ventinove vite spezzate, chi era al lavoro al bar, alla reception, chi nelle pulizie delle camere, bambini e ragazzi che giocavano, chi si apprestava a far le valigie, altri erano già pronti nella hall in attesa di una turbina spazzaneve mai arrivata. In tutto solo 11 superstiti, gli unici a poter raccontare i dettagli, forse, di come in un attimo, quello era che era una normale routine sia finito in tragedia.
Il parroco di Farindola, nel corso dei primi funerali, ha chiesto a gran voce: “Cosa avete fatto con i soldi presi?”. Chissà se la verità verrà a gala, sappiamo solo che di atti irresponsabili e negligenze ce ne sono molte.