La guerra che l'Inps conduce da svariati anni per stanare i falsi invalidi spesso termina per sfavorire ed inguaiare la vita di molte persone oneste. E' questa l'odissea che sta vivendo da qualche tempo Sara Schincaglia, giovane ventiseienne di Varese. Alla quale, lo stesso Istituto Nazionale di Previdenza Sociale aveva riconosciuto l'invalidità al 100%, per poi toglierle l'assegno di accompagnamento e persino l'idoneità al lavoro.
Sara è affetta da un astrocitoma pilocitico dall'età di dodici anni. Questa forma tumorale ha origine dagli astrociti, localizzato nel cervello o nel cervelletto, e appartiene a una famiglia di neoplasie del sistema nervoso centrale.
Nel caso della giovane varesina, le conseguenze di detta malattia l'ha costretta alla cecità e a improvvisi attacchi epilettici.
Vivere con 240 euro al mese
Stando ai racconti della ragazza e dei propri famigliari, per qualche tempo aveva percepito una pensione d'invalidità pari a 240 euro mensili e l'assegno di accompagnamento. Da un anno a questa parte però, e senza preavvisi, l'Inps ha deciso non solo di togliere l'accompagnamento e l'idoneità al lavoro, ma di trattenersi 40 euro al mese per delle mensilità erogate erroneamente. In altre parole e come spesso succede, le casse dell'Istituto continuano ad erogare i soldi anche a pagamenti bloccati, e quando lo sbaglio salta all'occhio di un qualche funzionario o dello stesso pensionato, non rimane altro che restituire il debito.
Per Sara, oltre al danno, anche la beffa di avere le mani legate da più parti.
'Ora voglio delle spiegazioni'
Sara, mamma Piera e tutta la famiglia Schincaglia, sono ulteriormente indignati e sul piede di guerra. A nulla sono serviti i tantissimi ricorsi, e Sara è stanca, sfortunatamente cieca, soffre attacchi di epilessia e inoltre, si trascina una serie di problematiche fisiche come conseguenza diretta della malattia.
“Ho tutti i documenti, non so più come dimostrare che sono invalida” lamenta Sara in lacrime, e aggiunge, che se l'Inps non vuole restituire l'accompagnamento, almeno che la lasci lavorare. Intanto, la famiglia si raccoglie intorno alla ragazza e pensa al contributo di un esperto in medicina legale.
Nella attesa del 5 maggio, giorno in cui Sara testimonierà davanti al Giudice, mamma Piera si rivolge a Barbara D'Urso, chiedendo alla popolare presentatrice di concedere la preziosa opportunità di raccontare la loro storia.