Spuntano tra la boscaglia come funghi e quando meno te l'aspetti te li ritrovi davanti con il loro immancabile berretto calato sugli occhi, la tracolla contenente la "mercanzia" da offrire a clienti di passaggio e habitués della zona per poi dileguarsi in bicicletta. La "boscaglia" non è altro che un filare di siepi o una manciata di alberi ad alto fusto sparsi qua e là nei vari giardini e parchi condominiali e pubblici di Berlino Est. I "nuovi" Viet Cong" sono le giovani generazioni di vietnamiti assoldati dalle mafie locali per vendere sigarette di contrabbando e "fumo" soprattutto.

Ma anche droghe sintetiche. Ai russi, che poi spesso rivendono la "roba" a prezzi maggiorati. Ma anche agli stessi tedeschi.

Li abbiamo osservati a lungo, mentre stazionavano appostati tra le Plattenbauen di Hohenschoenhausen e di Marzahn, due immensi ghetti alla periferia di Berlino. Ma anche accanto ai contenitori degli abiti usati destinati alle associazioni no-profit dove usano nascondere la loro mercanzia. Colti sul fatto mentre senza tante esitazioni né timori infilavano la mano nella tracolla per estrarne bustine o pacchetti avvolti nel cellophane da passare velocemente nella borsa dell'acquirente di turno.

Loro i vietnamiti - ufficialmente sono solo degli innocui contrabbandieri. In realtà solo l'ultimo gradino di una temibile piramide criminale. Ci sono i gregari e ci sono i capi. Quelli che escono di rado dai loro appartamenti, occhiali scuri ben calcati sul viso montando su Audi, BMW e Mercedes da capogiro. Con moglie e prole al seguito.

Rivendite di fiori e ristoranti

Il mercato vietnamita degli stupefacenti si svolge essenzialmente in due modi.

Mediante gli "street boys" e all'interno delle rivendite di fiori, particolarmente numerose nella zona Est. Le piante stesse - i "cactus" soprattutto - secondo le rivelazioni di un vicino che in fatto di uso personale e di spaccio la sa lunga - servono ad occultare la droga. Da Vadim (nome di fantasia) veniamo anche a conoscenza che dai cactus - da una specie, in particolare, la Lophophora williamsii si estrae la mescalina, un potente allucinogeno molto diffuso in America Latina.

Ma non è solo la mafia vietnamita - che è anche la meno conosciuta - ad avere in mano i commerci illeciti che oggi inquinano l'economia tedesca. Nella capitale ma anche nel resto della Germania si intrecciano - insieme agli affari loschi della mafia italiana, quelli dei turchi, russi e persino dei siriani. Secondo David Ellero responsabile della lotta al crimine organizzato per l'Europol - intervistato recentemente da "Il Fatto Quotidiano" - si distinguono in Europa due grossi blocchi - per così dire - mafiosi.

Un primo blocco, secondo l'indagine dell'Europol, sarebbe costituito dalla penisola iberica - importante centro di smistamento di sostanze stupefacenti.

Il secondo sarebbe rappresentato proprio da Germania-Belgio-Paesi Bassi, grazie alla presenza dei porti di Amburgo, Rotterdam e Anversa. Ed è proprio in questi porti stando al rapporto dell'Europol - che approdano ogni giorno centinaia e centinaia di container. Impossibile intercettarli tutti.

Il rischio per l’Europa, però, non è solo la droga in sé, ma anche e soprattutto il riciclaggio che funziona da vero e proprio fattore inquinante dell’economia. “All’estero le mafie italiane si servono di mediatori specializzati nel 'lavaggio' del denaro sporco - afferma Ellero - A volte le stesse persone che trent'anni fa producevano droga e commettevano omicidi efferati, oggi gestiscono ristoranti”.

Da qui - secondo il rapporto dell'Europol - il procedere soft, che inganna chiunque a partire proprio da quelli convinti che negli anni Duemila i segni della presenza mafiosa siano le uccisioni e le saracinesche fatte saltare in aria.

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